
Se anche solo un po' vi fidate, provate.
Mettetevi davanti a due diffusori acustici che possano essere definiti tali e alzate il volume ad un livello adeguato al tipo di test.
Selezionate la penultima traccia, strumentale come da tradizione Metallica anni '80,
Suicide & Redemption.
Se al termine dei 10 minuti le cascate di riff, gli assoli funambolici e l'outro in puro stile Sabbathiano non vi avranno procurato alcun entusiasmo, meraviglia, eccitazione. Se peggio ancora vi sarete annoiati.
Bè, tra voi e l'Heavy Metal non c'è davvero niente da fare.
Non potrò quindi parlarvi dell'errore diffuso di considerare questo disco come il seguito di "And Justice For All". Di quanto Rick Rubin, per ridefinire il suono di un genere, abbia invece combinato la dinamica "Black Album" con il Thrash degli esordi e un po' di "Garage Days".
Non potrò dirvi dell'inizio di "Death Magnetic" (
That Was Just Your Life, The End Of The Line e
Broken, Beat & Scarred) come coda di "St Anger" e del risultato assai diverso che quel caos claustrofobico assume con Kirk Hammett a mani slegate e un rullante di pelle anzichè di "latta".
Di
The Day That Never Comes come della nuova
Highway Star.
Dei Metallica che provano a fare gli Slayer, era "South Of Heaven", e realizzano il gioiello
All Nightmare Long (ce la farà Lars dal vivo?).
Di quel pezzo mai riuscito ai Testament (
Judas Kiss).
Di un Rob Trujillo artefice (
Cyanade) e di un Kirk Hammett ormai incoronato Hendrix del Metal (
Unforgiven III).
Di My Apocalypse come
Damage Inc.Che senso avrebbe raccontarvi tutto ciò?
Ma se
Suicide & Redemption vi avesse invece fatto l'effetto sperato...
9/10