24 ottobre 2008

AC/DC - Black Ice

Devo molto agli AC/DC.
La scossa in fondo me la diedero loro. La presi un pomeriggio del 1981, al passaggio radiofonico di un brano dalle sonorità ignote: Back In Black.
Fu uno shock improvviso, una folgorazione dalla quale non mi sarei più ripreso.
Quando, solo qualche anno dopo, provai a condurre un programma "hard 'n' heavy on the air" lo chiamai ovviamente "High Voltage".
Ciononostante da "For Those About To Rock" nulla degli AC/DC è più riuscito a coinvolgermi. Lasciate perdere chi vi dice che tanto i dischi degli AC/DC sono tutti uguali. E' gente che non ha mai preso la scossa.
Ci sono voluti 27 anni, ma "Black Ice" suona finalmente di nuovo Uguale.
Merito della sorprendente produzione di un Brendan O'Brien molto più a suo agio che con Springsteen. Merito di un Brian Johnson più caldo che stridulo (Rock 'n' Roll Dream), di un Angus Young (Skies On Fire) totalmente ritrovato e di una band (War Machine) "ispiratissima".
Tre pezzi di troppo (non starete a fare le pulci agli AC/DC?) e 12 quadrati perfetti. Uno si chiama pure Decibel.

8/10

6 commenti:

stopdrug ha detto...

molto interessante il tuo blog...

Captain Howdy ha detto...

Non darei 8 ma sono concorde con la tua analisi. Sono loro, piacciano o meno. E questo è piu' che sufficiente.

Anonimo ha detto...

ehi, si invecchia?
Occhiobuio

onan ha detto...

stopdrug: grazie.

captain howdy: sì, penso neppure Mutt lange sarebbe riuscito a farli suonare così loro come ha fatto O'Brien.

occhiobuio: certo che sì.
Vorrei riportare però che l'effetto AC/DC è rimasto sorprendentemente immutato nei più giovani. E' un dato sul quale varrebbe la pena di soffermarsi. Così come sul peso fondamentale di un film così amato dai bambini come "School Of Rock", dove per il Prof. Jack Black l'ABC sono gli AC/DC.
Ahimè, non credo avrei comperato i biglietti per andarli a vedere se non fosse stato per Jacopo.

Anonimo ha detto...

Non è il problema della transgenerazionalità, la questione. Anche perchè credo per questo tipo di musica non sia così inusuale.
E' il tono un po' nostalgico di chi ritrova una cosa che c'era e che ora sembrava non ci fosse più. E' il tono di chi sembra avvertire la scossa solo per cose che in qualche modo ripetono un gesto e un'atmosfera. Insomma è un po' la rassegnazione rispetto alla possibilità stessa del nuovo che colpisce.
Occhiobuio

onan ha detto...

occhiobuio: Nonostante tutta la mia buona volontà non più di 3/4 nomi dal 2000 ad oggi sono stati in grado di accendere il mio vero entusiasmo.
E' probabile che alla fine del decennio nessuno di loro troverà un posto tra quelle che nella storia vengono definite bands di serie A. Non parlo di classifiche personali ma di un dato di fatto.
Un intero decennio con bands, nel migliore dei casi, solo di serie B è più che sufficiente per pensare che sia meglio provare qualche ultima nostalgica emozione prima del niente.