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10 dicembre 2007

Led Zeppelin - Mothership

Mezz'ora ai Led Zeppelin sul palco.
Io stasera ascolto "Mothership".
Si lo so che possedete la discografia intera e che questa antologia non ha per voi alcun senso.
Scaricatela lo stesso e provatela tutta d'un fiato. Fidatevi.
Poi mi dite.

2 dicembre 2007

BRMC - Rolling Stone, Milano 30/11/07

Frastuono ipnotico con momenti di volume meravigliosamente assordante. Fasci di luci bianche che illuminano sagome nere.
Robert Turner "the poser" (basso ma anche chitarra), Peter Hayes (chitarra ma anche basso) granitici, travolgenti; voci perfette, confondibili e intercambiabili come i loro strumenti.
Cosa sarebbe mai stato questo concerto se solo Nick Jago non si fosse perso? Se fosse riuscito a sostenere. Se solo avesse avuto la forza di picchiare le pelli e di far sentire quei piatti.
Penso avremmo gradito ancor meno la parte acustica emersa dalla sua assenza e non ci saremmo neppure sorbiti una cover di Bob Dylan.
Forse la splendida Promise, con Robert al piano e Pete al trombone, sarebbe risultata più compatta, 666 Conducer non sarebbe stata così lenta e Whatever Happened To My Rock'n'Roll sarebbe venuta meglio.
Tutto sarebbe durato meno delle eccessive due ore abbondanti. E magari i lunghi tunnel di assoli psichedelici (American X) non sarebbero funzionati, privi del tintinnio lousy di quei piatti.
Forse il sound sarebbe risultato più "Baby 81" e meno "Take Them On, On Your Own". Fondamentalmente, oltre alla botta avremmo avuto anche il tiro.
Eppure non so: più ci penso e più mi è piaciuto lo stesso. Così.

qualche foto

27 novembre 2007

Oasis - Lord Don't Slow Me Down

Il packaging è molto bello.
Il bonus dvd è un'esibizione (City of Manchester Stadium - 2005) nella media: fa venir voglia di rispolverare il glorioso "There And Then" e ha un audio ben distante da quello di "Familiar To Millions".
Il tour film in bianco e nero, con backstage senza sesso e droga, è roba solo per fans che non si vogliono rassegnare. Incalliti come sono, loro lo guarderanno pure con il commento audio dei fratelli e relativi indispensabili sottotitoli: dimensione in cui "Lord Don't Slow Me Down" offre momenti davvero esilaranti.

6/10

17 novembre 2007

Neil Young - Chrome Dreams II

Penso si possa giudicare un disco anche sulla base di una sola canzone quando questa dura più di 18 minuti ed è in grado di farvi richiamare dai vicini di casa.
Ordinary People sono i 18 minuti di Rock Americano più vero e struggente che sentirete quest'anno.
L'urlo rumoroso della chitarra di Neil Young e la voce della sua sofferenza sostenuti da un'inusuale sezione fiati. No, non pensate a Neil Young prodotto da Mark Ronson. Pensate piuttosto che Neil Young, versione Crazy Horse, stia provando con la E. Street Band d'annata per cantare visioni di ordinaria epica urbana.
Giunti alla fine di Ordinary People vorrete solo riascoltarla ad un volume più alto.

8/10

8 novembre 2007

R.E.M. - Live

Etichettato come un'inutile operazione commerciale, è sfuggito che questo è uno dei pochi dischi originali che abbia senso comperare quest'anno.
Se pensate che un live album non significhi nulla nell'era dei dvd avete certamente ragione.
Ma qui la novità è che al prezzo del cd portate a casa sia un doppio live sia la sua intera registrazione video in dvd con audio 5.1. E non si tratta di una limited edition ma della versione unica: un esempio di valore aggiunto al semplice cd da seguire e promozionare con maggior efficacia.
"R.E.M Live" suona esattamente come i R.E.M. dal vivo. Canzoni irresistibili da cantare, il carisma di Michael Stipe e il feedback della chitarra di Peter Buck.
Trattandosi della prima pubblicazione dal vivo in 27 anni la scaletta del tour precedente (quello del "Best Of") sarebbe stata preferibile a questa registrazione del 2005 (Dublino).
Ma c'è pure Cuyahoga...

7/10

27 ottobre 2007

Amy Winehouse - Alcatraz, Milano 26/10/07

Siamo venuti per cercare un brivido, un'emozione, anche solo il tiro: del talento e della gran voce sapevamo già.
Non ci interessa dei bravi Seal che le si agitano a fianco e ancor meno di impeccabili turnisti a riempire i vuoti con soul morbido e tinte ska: roba buona per muovere culetti già predisposti a farlo.
Siamo venuti per vedere Amy bere, non perchè delegasse al negretto la lunga presentazione della band alla quale solitamente lei si abbandona in equilibrio instabile.
Si, si è scolata le sue pinte di coca-whisky, ha passato la serata (60 minuti) ad assestarsi il naso tormentandosi sulle spalline di un vestito che non stava su, ma ha tenuto tutto per sè.
Amy non è Pete. Non rischia nulla, non ti dà nulla della sua dissolutezza. Non c'è pericolo per noi: questo ci ha deluso davvero non che i pezzi migliori (Tears Dry On Their Own e Rehab) siano stati cantati malissimo.
Amy è rimasta lassù, persa e sola. Scollata da una band che non spingeva e ancor più da un pubblico soddisfatto di non doverla fischiare.
Alla fine, con un entusiasmo sproporzionato al coinvolgimento, è stata richiamata sul palco e le luci si sono rispente per Love Is A Losing Game e Valerie.
Era molto meglio immaginarsela che vederla nella scenografia di un finto Jazz Club in cui non si può fumare.

qualche foto della serata

22 ottobre 2007

Ratatouille

Pixar è sempre stata un'altra cosa. Lo rimane anche in Ratotouille, dove l'animazione è spinta a livelli di realismo tali da dover abbandonare parte della tipica estetica che Dreamworks si sognava.
Tecnicamente perfetto, Ratatouille è l'esempio di come il cinema in carne ed ossa andrebbe scritto, girato ed interpretato.
Purtroppo però stavolta Pixar non realizza un suo capolavoro ma il nuovo vero "classico Disney".
Ratatouille coinvolge, diverte, sorprende ma non emoziona.
Gli animali interagiscono con gli uomini secondo lo schema della tradizione disneyana. Il critico culinario Ego è splendido ma non vi è altro personaggio che abbia la personalità di un "Incredibile". I topi non parlano nè come riusciva ai pesci nè alle macchinine. La sceneggiatura contiene pure un messaggio gastronomicamente corretto.
Eravamo abituati al genio assoluto (Monster & Co.). Ci accontenteremo dei migliori film di animazione sperando solo non inizino a cantare.

7/10

16 ottobre 2007

Babyshambles - Shotter's Nation

Alla base della crisi profondissima che il Rock sta attraversando c'è un incolmabile vuoto di credibilità. Naturale un meraviglioso disbanded vero, ingestibile ed imbarazzante come Pete Doherty sia solo deriso, confuso e condannato ad espiare la colpa dell' hype che lo avrebbe "creato".
Da una parte il pubblico patinato segue divertito le gesta del musicista ignoto; dall'altra gli alternativi, gente che non si fa fregare da niente e da nessuno, intenti a dissociarsi dalla vergognosa truffa; in mezzo Pete: l'uomo famoso, privo di successo.
In quanti si erano accorti dei due capolavori (Fuck Forever e Albion) contenuti nel disordine di "Down In Albion"? In quanti ora riconosceranno che "Shotter's Nation" è l'album più genuinamente "british rock" ascoltato da anni?
Il nuovo Mick Withnall è un Carl Barat con il tocco di Keith Richards. Pete canta la sua confusione baciato dalla semplicità compositiva di Ray Davies. Stephen Street (l'uomo dietro Smiths e Blur) riesce nel compito impossibile di tenere unito e far girare ciò che deve rimanere scassato.
I Kinks in Delivery, gli Who nella coda di French Dog Blues, gli Stones nella straordinaria Unbilo Titled, gli inevitabili Libertines in Side Of The Road, passando per The Smiths, The Clash, Cure (There She Goes)...
Un disco che è la storia della musica inglese interpretata dal più "incredibile" dei suoi autori contemporanei.
In "Shotter's Nation" c'è l'essenza di ciò che non esiste più.
Almeno voi, non ignoratelo.

9/10

myspace/babyshambles

11 ottobre 2007

Radiohead - In Rainbows

10/10/07
Erano più di dieci anni che nessuno ricordava la data di uscita di un disco. L'ultima volta in cui si videro le code fuori dai negozi fu probabilmente per "Be Here Now", poi arrivò internet.
Ieri, attraverso lo stesso strumento, il mondo della musica ha tremato; appassionati, critici, artisti, curiosi, ascoltavamo tutti lo stesso disco per la prima volta e all'unisono rincorrevamo le proprie emozioni.
Nessuno si è sottratto. Neppure quelli che "non c'è alcuna rivoluzione": scaricavano dalle nostre cartelle condivise prontamente aggiornate per loro.
La sensazione che il mondo girasse al suono di "In Rainbows" è stata fortissima, meravigliosa.
Ieri i Radiohead hanno segnato la storia e per l'occasione hanno messo assieme un disco straordinario.
"In Rainbows" è l'equilibrio tra "Ok Computer" e "Kid A", è la liberazione dall'insopportabile sperimentazione di "Amnesiac" e dalla paranoia di "Hail To The Thief".
Dieci canzoni che suonano come il meglio dei Radiohead senza alcuna spiacevole sorpresa. L'elettronica irresistibile in 15 Steps, gli insperati chitarroni "The Bends" in Bodysnatchers, una nuova Lucky in Nude, Thom Yorke che torna a cantare, e poi i suoni, i suoni ammalianti che portano via di House Of Cards e quei piatti in Reckoner...

Ieri è stata la prima volta, nulla potrà eguagliarla ma ce la ricorderemo per sempre.

10/10

6 ottobre 2007

PJ Harvey - White Chalk

Se penso al Rock femminile dico: "Dry" e "Rid of Me". Penso a quel lontano concerto di PJ Harvey al Vox Club ('95), a quella copertina di Melody Maker ('92) che ritraeva un giovane corpo scheletrico su un paio di DrMartens.
Non riesco a digerire l'arpa di Broken Harp, mi è difficile accettare la sua voce sussurrata sulle note di un pianoforte scarno; ma percepisco il coraggio, ammiro la voglia di rischiare.
"White Chalk" è il miglior disco di PJ da tempi di "To Bring You My Love".
E' un album fragile, a cui dedicare il buio, il silenzio, l'intimità. Tristissimo (Silence), crepuscolare (Dear Darkness), introspettivo: PJ si apre, parla a chi non c'è più (To Talk To You) e a chi non è mai arrivato (When Under Ether).
Seppur saggiamente breve, tra tanti brividi un paio di episodi sono tediosi. Si dimenticano difronte alla meraviglia della "nebraskiana" White Chalk. Sul fatto poi questo sia l'unico brano non accompagnato al pianoforte...

8/10

myspace/pjharvey

3 ottobre 2007

Ian Brown - The World Is Yours

Ian Brown tre anni fa non si era accorto della guerra in Irak: "Solarized" era risultato un buon disco.
Di colpo, dal torpore delle sue canne, l'ex molestatore di hostess si è risvegliato più santone di Ashcroft e in fotografie che lo ritraggono con le colombe in mano svela la retta via.
In Save Us ci insegna ad aprire gli occhi (Those whose eyes are closed to the plight of the African child) e in Street Children le porte delle nostre case ai bisognosi.
Per condividere i profondi versi di Illegal Attacks (I'm talking concrete facts, so bring the soldiers back/Does not a day go by without the Israeli Air Force fail to drop its bombs from the sky?) voleva Paul McCartney, si è dovuto accontentare di Sinnead O'Connor.
Steve Jones e Paul Cook dei Sex Pistols, Andy Rourke degli Smiths, Paul Ryder degli Happy Mondays lo accompagnano nel suo cammino, sottomessi alla onnipresente celestiale orchestra di trenta elementi.
"Sarà il mio What's Going On" aveva detto l'ex Stone Roses.
Solo una sorta di stucchevole "trip-hop orchestrale" e Sister Rose a lasciarci sperare tutto non sia ancora andato completamente in fumo (santo).
Su Ian, l'ha fatto anche San Richard, lascia perdere: telefona a John, Mani e Reni. Ti perdoneremo tutto.

4/10

27 settembre 2007

Foo Fighters - Echoes, Silence, Patience & Grace

The Pretender, come tutte le canzoni d'apertura dei loro dischi, ha una buona presa. La successiva Let It Die è per Kurt '...why do you have to go and let it die...' ma non è come vorrei Dave lo ricordasse. Arrivati ad Erase/Replace è chiaro: la consolidata formula arena-rock dei Foo Fighters non ha subito cambiamenti di sorta; le orecchie si rialzeranno solo per l'ottima Summer's End alla Neil Young.
Dave Grohl ascoltava Celebretation Day da "Led Zeppelin III" quella lontana mattina in cui arrivato nel parcheggio di scuola decise che là dentro non ci sarebbe più entrato.
Il portentoso giovane batterista sognava di essere il John Bonham della sua generazione e di lì a poco lo sarebbe diventato a tutti gli effetti. Come poi abbia deciso di trasformarsi nel leader dei nuovi Cheap Trick davvero non lo so.

5/10

myspace/foofighters

24 settembre 2007

Reverend And The Makers - The State Of Things

Ex compagno d'appartamento di Alex Turner, fratello del fumatore sulla copertina di "Whatever People Say....", cantante dei 1984 da cui "...dancing like a robot from 1984..." in I Bet You Look Good On The Dancefloor.
John "faccia da sberle" McClure, secondo alcuni, sarebbe l'uomo che si cela dietro le migliori composizioni degli Arctic Monkeys.
Se così fosse dovrebbe preoccuparsi di continuare a stare ben nascosto perchè quella di cui è capace in "The State Of Things" non è poesia urbana ma un insieme di clichè didascalici su musica buona per saltellare. Se Heavyweight Champion Of The World piace tanto alle radio è perchè sembrano i Rooney rimixati dai !!!. He Said He Loved Me strizza l'occhio alle CSS, Sundown On The Empire a Ian Brown. Tin Machine, con Alex Turner ai cori e base drum'n'bass, è l'episodio più riuscito di un disco in cui la formula electro-funk "bassi pompati" viene trascinata noiosamente per quasi tutto il tempo.
"I am the Reverend. I'll tell you about the state of things". Sì, a tua sorella però.

5/10

myspace/reverendandthemakers

21 settembre 2007

Guitar Hero: Rocks the 80s

Ricordate "Holy Diver" dei Dio come uno dei tre dischi del 1983?
Quando pensate ad una maschera di ferro ancor prima che Hannibal vi viene in mente "Metal Health" dei Quiet Riot?
Se sentite dire "I Wanna Rock" vedete il faccione di Dee Snider?
"Balls To The Wall" è sinonimo di metal-anthem?
Poche note di "Electric Eye" dei Judas Priest e vi si materializza la Flying V di KK Downing?
"Wrathchild" degli Iron Maiden è la viva memoria di interi pomeriggi dedicati all' air-guitaring?
Allora Guitar Hero: Rocks the 80s è per voi.
Gli altri attendano pure il 26 ottobre, data di uscita di Guitar Hero III.

8/10

17 settembre 2007

Super Furry Animals - Hey Venus!

Mascherati da yeti o a bordo del carro armato della pace hanno sempre pubblicato dischi così eccentrici da spingersi a cantarne uno addirittura in gallese.
Dopo 12 anni di carriera e 8 album la meno convenzionale tra le bands britanniche realizza il più "convenzionale" dei suoi dischi.
Il primo a tenere fissa una rotta: quella del retro-pop psichedelico tra Phil Spector (Run-Away) e Brian Wilson (Show Your Hand).
Una buona notizia per chi comperava i loro lavori perchè "obbligato" consolandosi poi con gli episodi in cui eccellevano e ingoiandone la discontinuità?
Fino ad un certo punto.
"Hey Venus!" è complessivamente il miglior disco dei Super Furry Animals: 11 buone melodie, perfettamente suonate e minuziosamente arrangiate. Un percorso netto e snello in cui Into The Night e Baby Ate My Eightball emergono per la loro presa immediata ma in cui non vi è traccia alcuna di una Hello Sunshine! o di una Golden Retriever, dove Neo Consumer sembra God! Show Me Magic e Let The Wolves Howl At The Moon è solo una Run Christian Run molto meno riuscita.
Con nulla di davvero memorabile, il loro disco complessivamente migliore risulta pure il meno indispensabile.

6/10

myspace/superfurryanimals

14 settembre 2007

Kate Nash - Made Of Bricks

Non mi piace Suzanne Vega, non ascolto Regina Spektor e al concerto di Cat Power mi sono addormentato. Eppure per questo disco di debutto di Kate Nash sono certo troverò occasioni di sottofondo.
Troppo semplicisticamente associata all'amica Lily Allen.
La ventenne londinese non ha dalla sua solo una buona voce (in Mouthwash vi sono vezzi bjorkiani) ma è pure una pianista accattivante (We Get On) e una songwriter dall'astuta sensibilità pop.
Ci sono delle cadute di stile ma, per almeno metà, il disco è piacevolissimo. Il singolo Foundations irresistibile.

6/10

myspace/katenash

10 settembre 2007

Richard Hawley - Lady's Bridge

Quarto album dell'acclamato e raffinatissimo Sinatra/Elvis/Cash/Orbison (vanno bene tutti, scegliete voi) di Sheffield. Atmosfera Sun Studios attorno al 1960. Arrangiamenti orchestrali e alla Santo & Johnny quando la malinconia si fa più soffusa.
Affascinante? Seducente? Si, per un paio di pezzi; vi suggerisco Valentine e Our Darkness.
Ma poi? Non vogliatemene, avete mai provato ad ascoltare un intero disco di Fred Bongusto?

5/10

myspace/richardhawley

2 settembre 2007

Disturbia

Thrilling (?!?) teenage-movie realizzato decentemente che non c'entra nulla con "La Finestra sul Cortile".
Vietato ai minori di 14 anni.
Sconsigliato ai maggiori di 16.


5/10

30 agosto 2007

The Coral - Roots & Echoes

Venissero da Portland o giù di lì sarebbero considerati dei geni.
Invece sono di Liverpool, piacciono a Noel Gallagher che gli presta gratuitamente lo studio e agli Arctic Monkeys che li dichiarano musicalmente loro band preferita.
Son tutte cose che non vanno.
A nulla importa che James Skelly abbia una delle voci più belle in circolazione (Put The Sun Back) o che i Coral siano musicisti raffinatissimi capaci di splendide melodie garage tra Doors e Love (Rebecca You): saranno sempre valutati alla stregua di una buona cover band.
Nei concerti di quest'estate li avevo sentiti eseguire un paio di inediti che mi avevano fatto sperare lo stesso: "con brani di tale spessore nessuno potrà più ignorarli, tutti si accorgeranno di loro!".
Purtroppo invece, sebbene quei due brani magnifici ci siano (In The Rain e soprattutto She's Gotta A Reason), non è possibile non considerare "Roots & Echoes" come un disco piuttosto inquadrato nel suo genere e molto meno magnificamente psycho-visionario di quanto ci avessero abituato i precedenti.
Il quarto album dell'eterna support band dei grandi.

7/10

myspace/thecoral

3 agosto 2007

Transformers

Non so se si vada a vedere Transformers per accompagnare i propri figli o si facciano dei figli per poter andare a vedere Transformers.
Fatto sta che pur non avendo mai coltivato alcuna passione in materia di robots giocattolo mi sono divertito.
La sceneggiatura in un film di Michael Bay non può che essere debole ma lui è molto più bravo di quanto spesso gli venga attribuito con queste cose: voli, esplosioni, colori forti, armi, effetti speciali.
Transformers, che ha tutto l'intrattenimento che è mancato a Spiderman 3, è un film da teen-agers contemporanei con continui riferimenti ai classici dello stesso genere anni '80.
Ritorno al Futuro, Christine, la Macchina Infernale e soprattutto Spielberg.
Sarà che Spielberg è il produttore ma la sua impronta è fortissima. Nell'immagine buona degli alieni, nel loro tenero ed infantile rapporto con gli umani (ET), negli sguardi sempre rivolti verso l'alto (Incontri Ravvicinati...) e in quell'aspetto ironico (le battutine) così ingombrante nei suoi film che qui funziona un po' meglio forse grazie a Turturro.
Certo, ai miei tempi le ragazzine protagoniste non erano così pesantemente truccate e "strafighe" ma pure la maglietta di Sam, con quel logo degli Strokes, sembra voler essere quanto di più anni '80 si possa far indossare a chi ascolta i Linkin Park.
Oggi non ho resistito e sono andato comperare la Camaro gialla che si trasforma in Bumblebee. Per Jacopo ovviamente...

7/10