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27 giugno 2013

Paul McCartney - Arena di Verona, 25/06/13


Ci sono stati un'infinità di momenti perfetti durante le quasi 3 ore di concerto in cui Sir Paul ha dato ai presenti l'illusione di tenere in pugno il mondo oltre che l'Arena.
I brani da solista ridotti all'osso, la voglia di Rock dei pezzi dei Wings (con quei botti in Live And Let Die pareva di stare a un concerto dei Metallica; chi mi conosce sa che questa non è certo una critica), la commozione di Here Today per John, di Something per George e poi tutta la magia delle canzoni della band più importante della musica cantate dalla metà che le ha scritte. Ho compreso Yesterday, capito cosa significa Hey Jude, sentito Helter Skelter e visto quegli stivaletti portati da chi solo li potrà sempre indossare. Sono andato al concerto di Macca anche solo un po' perchè mi mancava, non sapevo proprio cosa mi mancava.


Qui la miglior recensione della serata.

4 dicembre 2012

The Rolling Stones - London O2 Arena, 25/11/12

'50 years to get from Dartford to Greenwich...'  Il cinquantesimo compleanno della piú grande Rock'n'Roll band di sempre celebrato con i coetanei (70 and counting) provenienti da mezzo mondo. Chi agghindato a dimostrare che questa roba l'ha vissuta sulla pelle, e chi, pur di esserci, venuto (giuro) con la bombola d'ossigeno. Poi ci sono quelli che all'epoca di I Wanna Be Your Man (di Lennon/McCartney scelta per l'apertura) non c'erano ma che, sepolto il punk, possono godersi lo spettacolo senza tanti problemi di coscienza; quelli con gli occhi a mandorla nelle prime file del pit che soli han potuto pagare le indicibili cifre di quei biglietti; infine quelli a cui Start Me Up ricorda quanto Torino '82 fosse irraggiungibile per i loro 12 anni. Anche Noel Gallagher, che molto tempo fa ironizzava sullo scimmiottare di due vecchi in calzamaglia di nome Mick e Keith, sta qui stasera, giustizia vuole a fianco di Rob Zombie.
Su un palco gigantesco quanto intimo per la sua essenzialità gli Stones appaiono subito esattamente ció che devono: rughe e magrezza. L'energia nervosa di Jagger, il gesto naturale di Richards, il divertimento di Wood, la sorprendente certezza ritmica di Watts. Tutto li come sempre immaginato e mille volte visto documentato. Sono gli Stones: vecchi ma uguali.
Per set un tripudio di impeccabili classici. Jagger ironizza stiano per eseguire "Their Satanic Majesties Request" nella sua interezza, invece Paint It Black é seguita da Gimme Shelter con Mary J. Blige e superata da una splendida Wild Horses. Down The Line ospita un metallico Jeff Beck, It's Only Rock'n'Roll But I Like It vede apparire un (lui sí decrepito Bill Wyman) e a Midnight Rambler (momento piú alto della serata) si aggiunge un incredibile Mick Taylor. Piu Stones di così... La nuova Doom And Gloom é uno schiaffo a tutti i gruppetti che credono per scrivere un pezzo alla Stones basti essere giovani. Brown Sugar fa pensare sia finita (cosí é sempre stato nei concerti degli ultimi anni) ma ci sono ancora Simpathy For The Devil con Mick in pelliccia, You Can't Always Get What You Want con il coro e una Jumping Jack Flash per chiedersi come siano ancora possibili tanta attitudine, talento ed energia. Non c'e' più tempo per I Can't Get No Saisfaction.
Abbiamo visto gli Stones. A Londra. 50 anni dopo. Non ci hanno deluso in niente. Potremmo davvero chiudere qui.

30 novembre 2012

Crystal Castles - London, Brixton Academy 24/11/12

Crystal Castles e' pensare alla loro estetica chic-nichilista e al rapporto oltre-punk di Alice Glass con il pubblico. Poiche' lo si pensa cosi tanto che talvolta si riesce quasi a farseli piacere, una Brixton Academy stracolma ed eccitata appare il luogo ideale per verificare lo spessore di tanto hype.
Per backdrop la premiatissima fotografia che sta in copertina al terzo album: la yemenita con il burqa che tiene tra le braccia il figlio ferito. L'impatto di Alice e' da subito ancor piu' travolgente di quanto auspicato. Fisicita' pura su un muro di volume distorto e braccia tutte protese a prenderla. Smarrimento su come reagire solo quando ‘There’s no heaven, there’s no hell… there’s just fucking nothing’ e accende candele per un suo amico di 18 anni morto il giorno prima. L'anarco-party riprende con un'intensità' che culminerà in un pianto finale difficile da decifrare. Alice si da' in continuazione, il pubblico la trasporta e la sostiene diritta. Non c'e' stage-diving, ma un crowd-surfing eretto con una donna per protagonista. Non c'e' sesso in tutto cio' e questo rende punk la normale electro-trance che il sempre in ombra Ethan Kath produce. Sorprendente e vitale il batterista, indispensabile a renderli musicalmente live. Ma si sa, per ragioni estetiche, i Crystal Castles sono e rimarranno in 2. Da vedere.

29 novembre 2012

Robbie Williams - London O2 Arena, 23/11/12

Ho visto un grandissimo entertainer cantare (meglio di quanto avrei mai immaginato) con una band che suona a volume Rock. Quando very very special guest e' uscito Gary Barlow, il dispiacere e' stato subito soppiantato, tra le urla quarantenni, dall'opportunita' di poter realisticamente comprendere cosa i Take That abbiano significato per questa nazione. Durante Angels (almeno sino a qualche tempo fa il pezzo piu' richiesto ai funerali) ho visto piangere tutti, anche i maschi accompagnanti. E Robbie, a ragione, anziché così ha scelto di chiudere con Losers (dall'ultimo album). Tie'.

19 luglio 2012

The Cult - Piazzola Sul Brenta (PD) 13/07/12

Non ti aspetti niente, anzi sospetti che Ian Atsbury sarà il Piero Pelù che hai sempre temuto. E invece: Ian è affaticato ma catalizza, Billy Duffy è in forma e il batterista scopri che è stato pure nei Testament, negli Exodus, negli White Zombie. I "classici"ci stanno tutti in poco più di un'ora di concerto e i brani del nuovo disco suonano così bene che vien quasi voglia di ascoltarlo.
Ma ciò che più sorprende è che incontri i metallari delle medie, i new wavers degli anni '80, gli appassionati e gli amici di una vita. Non siamo in tantissimi, ma ci siamo tutti. Perché i Cult non sono mai stati importanti musicalmente, ma la loro elementarità teneva insieme quelli che erano orgogliosi di farsi dire dai puristi: "ma come fai ad ascoltare i Cult?". Stasera, indomiti, ci siamo ritrovati ed è stato bellissimo.

28 giugno 2012

Portishead - Villafranca (VR), 26/06/12

Dopo questo, e senza alcun disco nuovo, mi aspettavo la delusione. E invece all'interno di una cornice incantevole, con tanto d'erba sotto i piedi, abbiamo visto un concerto meraviglioso. Così bello e perfetto che di solito non mi piace. Tempo 15 minuti ogni perplessità si annulla. Il crescendo di controllo sonoro e l'intensità (e la bravura) di Beth Gibbons tirano dentro fino alla fine. Nessuna sbavatura, nessun calo, quando sarebbe bastata anche solo Roads eseguita così. Bellissimo.

27 giugno 2012

Gods Of Metal 2012 - Milano, 24/06/12

La location, si sa, è terrificante e a rivedere il cemento della fiera di Rho viene voglia di fango. Arriviamo per i Lamb Of God, a cui è concesso un set decisamente più lungo di quello del Download. Un po' troppo e tanto impatto rischia la noia. I Black Label Society, e stavolta li ho seguiti bene, confermo: sono i Ligabue dell'Heavy Metal. Facili, grezzi e boriosi. Immensi invece gli Opeth che, se da un lato hanno dato ampio spazio al raffinato Prog di "Heritage", per oltre la metà del set hanno espresso le proprie devastanti radici Death. Bel contrasto, bella presenza (Mikael Akerfeldt è un inaspettato entertainer) e sfoggio di talento. Da rivedere il prima possibile. Ozzy è partito a palla (Bark At The Moon, Mr Crowly...) con la sua band e le canzoni del proprio repertorio solista, poi il prodigioso Cufletos ci ha trascinati in Rat Salad e sono usciti i "Friends": Geezer Butler e Slash. Quest'ultimo, oltre al carisma, con il suo stile rock'n'roll ha dato ad Iron Man, War Pigs e N.I.B. un gran tiro. Sentirle con questa insolita impronta è stato un piacere, ma devo ammettere che poi la mano di Zakk Wylde (arrivato per Fairies Wear Boots) è suonata decisamente più Black Sabbath. Purtroppo ad Ozzy da questo punto (3/4 del concerto) la voce è andata. Ce ne siamo accorti tutti e non è importato a nessuno. Lui è Ozzy e alla fine c'è sempre Paranoid..

15 giugno 2012

We went to the Sabbath

Fango al ginocchio, pioggia incessante, vento fortissimo, ampie aree allagate. Queste le drammatiche condizioni in cui venerdì il festival aveva aperto. Sabato c'era stata una tregua, ma non siamo tipi da illusioni: domenica mattina siamo partiti pronti a tutto e con i nostri "die with your boots on" wellies abbiamo marciato convinti verso la meta. A fine giornata, anzichè inzuppati ci siamo scoperti il viso scottato...
Ero stato a Donington nel 1988 e nel 1991, ai tempi del Monsters Of Rock, ma mai al Download. Abbiamo trovato un festival fantastico, mastodontico nelle dimensioni, eccellente nell'organizzazione e splendido nello spirito. Il Glastonbury dell'Heavy Metal.
Entriamo appena in tempo per i Kyuss Lives! (sono, come quasi tutto ciò che abbiamo in programma di vedere, sul palco centrale: il Jim Marshall Stage) e pensiamo di trovarci davanti ai Kyuss a tutti gli effetti. La mancanza di Homme e Olivieri non va oltre quella estetica. Gli originari Oliva (che voce!) e il bonhamiamo Bjork suonano Kyuss e gli auguriamo lunga vita oltre le cause legali con gli ex-membri. 
Gli Anthrax sono gli artefici della più inaspettatamente coinvolgente performance della giornata. Un breve greatest-hits con Belladonna trascinantissimo e band in piena forma determinati a riscattare la posizione di perdenti dei Big 4. 
E' il momento dei circle-pits. Randy Blythe, al comando dei suoi Lamb Of God, mostra come il posto reso vacante dai Pantera sia loro. Almeno sino a quando il gruppo di Phil Anselmo non si riunirà (si vocifera) con Zakk Wylde. Noi però intanto i Black Label Society (logo presente sulle schiene dei giubbetti manco fossero i Motorhead) non li capiamo e, mentre Zakk imbraccia quell'orribile chitarra fatta a bara, andiamo a gustarci l'offerta della cucina locale ripromettendoci di recuperare al Gods Of Metal. I Megadeth saranno anche supporter di Santorum, ma da veterani ineccepibili suonano Classic Metal come pochissimi altri. Holy Wars paralizza il pubblico.
Conquistiamo la transenna sotto il tendone del Pepsi Max Stage, dei Ghost abbiamo osato comperare la maglietta ancora prima di sentirli. Sul centrale ci sono i Soundgarden, ma non hanno certo l'appeal per distoglierci dalla curiosità per gli anonimi svedesi mascherati. I Ghost sono la band da vedere (ho amato alla follia i Mercyful Fate) e ci lasciano a bocca aperta. Papa Emeritus canta da "dio" e gli incappucciati sono tutti tecnicamente sorprendenti. Teatrali, eleganti e soprattutto credibili: sotto le tuniche mica si intravvedono scarpe da ginnastica, ma calzature degne di un prelato. Miglior rivelazione Heavy Metal degli ultimi anni (tanti). 
Ci siamo. I Black Sabbath. La band più influente di tutti i tempi. I Beatles dell'Heavy Metal. Gli archetipi di tutto ciò che ci circonda. Sugli schermi passa un montaggio dei loro immortali cavalli di battaglia e 100.000 metallari tremanti si preparano a celebrare l'ultimo sabba. Lenta, macabra, supportata dal tonante basso di Geezer Butler, apre proprio Black Sabbath. Ozzy appare subito splendido, consapevolmente estasiato dalla portata dell'evento, ma è solo quando finalmente inizia a cantare che scopriamo che la sua voce è in serata. Siamo salvi. Tommy Cufletos sta picchiando forte e preciso, nessuna preoccupazione su di lui (Bill Ward, dopo quello che ha scelto, qui stasera non lo vuole nessuno). Gli occhi ora sono tutti su Tony Iommi che sta per prendere il controllo. Non si può credere a ciò che esce da quelle dita mozzate. Così sorridente, verrebbe da non credere neppure a ciò che purtroppo sappiamo sul suo linfoma. L'uomo dei migliori riff di sempre suona come se fosse l'ultima volta. L'armonica di Ozzy lotta contro il tappeto ritmico, la chitarra di Iommi gli fa il verso, è The Wizard. Behind The Wall Of Sleep, Geezer a centro palco e diritti dentro a N.I.B. La progressione è impressionante. Il lato A di "Black Sabbath" è completato. Ozzy si rivolge al 'strongest man in the world' al 'the real Iron Man' alla sua sinistra, è il momento di ciò che siamo venuti fin qui ad urlare all'unisono: 'Tony, Tony, Tony, Tony,Tony...' E lui ci tuffa Into The Void. Non mi aspetto che sia durante Under The Sun ma è lì che mi commuovo. E' il suono. Niente suona così. Ancora Snowblind, le sirene di War Pigs, cantano tutti. Sweat Leaf, Symptom Of The Universe e il drum-solo onorevolmente concesso al fantastico Cufletos. Iron Man potete immaginare cos'abbia significato. Senza tregua Fairies Wear Boots, Tomorrow's Dream e Dirty Women per uno sfoggio finale dell'immensa bravura di Iommi. Children Of The Grave, la mia preferita, ed è già Paranoid. Fuochi d'artificio, la scritta Black Sabbath di "Master Of Reality" sugli schermi. 
E' finita. Forse non finirà mai.


PS
Ad un certo punto dell'interminabile camminata verso l'uscita del festival. "Papà, penso che sia stato meglio vederli con Cufletos che con Bill Ward."

12 giugno 2012

Die with your boots on

Siamo stati al Download festival e abbiamo visto i Black Sabbath!
Ecco le foto della spedizione.

24 maggio 2012

Black Sagath

Se è vero che l'Heavy Metal discende, come forse solo la fede calcistica e certamente più di qualsiasi religiosa, i Black Sabbath sono la band che ogni metal-dad sogna di poter far vedere al metal-kid.
Appena Henry Rollins ne annuncia la reunion comperiamo i pit-tickets per il Gods Of Metal. Ma Tony Iommi si ammala, il tour salta e rimane in piedi solo la data di Donington (luogo che per il metallaro equivale alla Mecca). Una follia, Iommi potrebbe non farcela, ma comperiamo i biglietti: è l'ultima possibilità ed è alla Mecca. Il valore aggiunto è inestimabile. Mentre controlliamo quotidianamente se si sa come Tony reagisce alla chemio, scopriamo che Bill Ward non ci sta più per ragioni contrattuali. Impossibile, l'ultimo concerto dei Sabbath, Tony morente e Bill si mette a fare i capricci. Rimane negli Stati Uniti, non si sposta in UK, dove Geezer e Ozzy hanno raggiunto Tony per provare a mettere insieme un disco. Bill tira la corda e la band annuncia un warm-up a Birmingham. In casa, non può essere che Bill non vada. Niente, non molla (da buon fan tento inutilmente di scrivergli anch'io) mentre gli altri tirano diritto. Tutto rovinato.
Finchè non vediamo i video della serata e Jacopo (il mio piccolo batterista) osserva e si appassiona a Clufetos in una sorta di identificazione generazionale: i dinosauri che stanno in piedi con il giovane. Altri video, la scaletta e siamo convinti: sono i Sabbath!
Con o senza il pentito Bill al Download sarà una festa.

15 maggio 2012

Metallica - Udine, Stadio 13/05/12

Un giubbetto così avrebbe meritato il tour celebrativo di "Ride The Lightning" (arriverà). Invece, per il 21esimo (?!) anniversario del "Black Album" suonato al contrario, ancora Robert Trujillo nella solita inguardabile canottiera (90 € al merchandising), quando un senso questo tour lo avrebbe avuto solo con il ritorno di Jason Newstead.
Ne escono bene The Struggle Within, Wherever I May Roam e Holier Than Thou; The Unforgiven un pasticcio (Ulrich è così non in serata che lo sento anch'io), Sad But True e Enter Sandman sappiamo come vanno. Scaletta gravemente penalizzata e performance che ricorda il tiro devastante del "Big Four" dell'anno scorso solo nella perfetta esecuzione di Battery. Ovviamente ci siamo divertiti un sacco lo stesso. Bravi i Gojira, snervanti di genere i Machine Head.

2 dicembre 2011

Noel Gallagher - Alcatraz, Milano - 28/11/11

C'era anche Macca, ma alla fine abbiamo scelto di venire qui. Non perché sia possibile un confronto tra i due; semplicemente perché il nostro Paul è stato Noel (pensate che tristezza se ci fosse toccato uno che si chiama Chris). E poi volevo sentire Talk Tonight, che con gli Oasis non c'era già più la possibilità da quel dì. Ne è valsa la pena.
Apre It's Good To Be Free. Noel canta in modo esemplare e si mostra adulto quanto la nostalgia di una Supersonic acustica. If I Had A Gun l'unica delle canzoni soliste all'altezza di tanto passato. All'unisono Don't Look Back In Anger chiude. E' ciò che conta.

12 ottobre 2011

Beady Eye - Gran Teatro, Padova 08/10/11

La grinta da rivalsa dell'esordio se n'è andata, ora bisogna fare i conti con la fatica di riempire i teatri. I ragazzi suonano eccome, Liam (gli anni passano anche per lui) si impegna responsabilmente, ma l'idea della band è andata un po' scemando. Diciasette (tutto "Different Gear, Still Speeding" compresa ogni b-side e bonus track disponibile) onestissime canzoni Faces-like e il coraggio di resistere 90 minuti alla tentazione del botto facile che una "cover" degli Oasis provocherebbe. Ottime le code strumentali di Wigwam e Morning Son. Bel concerto Rock'n'Roll (il primo con Francesca sulle spalle), ma più di così i Beady Eye non decolleranno. Aspetteremo con loro che anche Noel atterri.

foto

5 settembre 2011

I-Day Festival - Bologna, 03/09/11

Kasabian gravemente insufficienti. Più che un live sound un pastoso pasticcio senza impatto. Nessun alibi: dallo stesso PA gli Arctics poco dopo si sarebbero sentiti in modo opposto. Colpa del tecnico del suono? Sarà, ma un tecnico del suono all'altezza (e loro non ce l'hanno mai) è responsabilità di chiunque scelga di suonare fuori da uno studio. E comunque Serge la pianti di provare a cantare.
Arctic Monkeys semplicemente fantastici. Al solito algidi ed impersonali nello spettacolo, ma musicalmente pieni e compatti. Le armonie degli ultimi due album a mostrarli (con maggior chiarezza che su disco) più interessanti e completi in questa versione che nel rincorrere la precedente. Vi piaccia o no: gli ultimi migliori.

7 luglio 2011

The Big 4 - Rho (MI) 06/07/11

Lo stesso giorno del concerto di PJ Harvey. Ci penso un attimo, realizzo che dal 1987 non è mai successo che non sia andato a vedere i Metallica, che a mio figlio di PJ Harvey non potrebbe fregare di meno e che il Big 4 sarà anche il fondo del barile ma dentro quel barile c'è la mia vita. Non ci penso più.
Caldo infernale e fatica come giusto che sia. Il pubblico è sterminato, quello degli eventi: "io c'ero".
Anthrax poco convincenti fino a metà, poi inaspettatamente appare Scott Ian (unica data in cui, dice, accadrà) e diventano gli Anthrax.
Megadeth in forma, Dave Mustaine di ottimo umore, un inedito niente male (Public Enemy n.1), grandi.
Slayer la solita garanzia, anche se al sole i "non classici" si sciolgono un po', War Ensemble, South Of Heaven, Raining Blood, Angel Of Death stendono.
Metallica e la loro miglior scaletta di sempre. Nessun brano da "Load" e "Reload", nessuno da "St. Anger", solo la splendida All Nightmare Long da "Death Magnetic" e soprattutto no: Nothing Else Matters. Fantastico. Seek & Destroy al posto giusto e The Call Of Ktulu, perchè sarà anche un mega concerto, ma è un mega concerto per chi sa. Die, Die My Darling (Misfits) assieme agli altri Big 3, Creeping Death in chiusura. Tutto perfetto. Kirk Hammett pulito come non mai, Trujillo composto, Lars preciso (basta con sta storia) e James, beh James...
Altro che qui, forse meglio di qui.
Ho comperato la maglietta. Non lo facevo dal '91.

27 giugno 2011

Gods Of Metal 2011 - Rho (MI) 22/06/11

Whitesnake: David Coverdale, tra palestra, lifting e fortuna, vorrebbe sembrare più giovane che ai tempi di "Stormbringer". Peccato che, nonostante i risultati sembrino dargli ragione, a fare così tanto il figo a quell'età, "l'effetto Califano" sia sempre latente. Per il resto niente male: Soldier Of Fortune e Still Of The Night si ascoltano volentieri, ma viva Iggy e le sue rughe, sempre.

Judas Priest: Saputo che KK Downing non ci sarebbe stato, era venuta la voglia di stare a casa. Mai decisione sarebbe stata tanto sbagliata. Richie Faulkner, visto da lontano, nonostante l'uso rispettosamente misurato della Flying V, appare esteticamente perfetto, quasi un clone del sostituto. E questo, si sa, in questi casi conta e conforta quanto la similitudine del suo suono. Le note di War Pigs (la genesi) ad introdurre chi la materia prima l'ha poi forgiata per quasi quarant'anni in vero Metallo Pesante. Il palco come una fucina. Due ore di classici, un "Epitaph" indimenticabile quanto l'iconografia (e l'ugola) di Rob Halford.

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16 giugno 2011

Rock In Idrho 2011 - Rho (MI) 15/06/11

Social Distortion: non so bene perchè (forse tutti quei tatuaggi) ma non li ho mai considerati. Beh, da quello che ho sentito qui, il nuovo disco intanto lo scarico.

Iggy & The Stooges: Visto meno di un anno fa, pensavo fosse finita. Ieri (ma ieri tutti gli Stooges versione Williamson suonavano a mille) ho capito che Iggy invecchia, accorcia i suoi set, ma non finisce mai. Gimme Danger, sempre, little stranger. E una No Fun così vale qualsiasi cosa.

Foo Fighters: Energia pura. Un motore al posto della batteria. Tiro, rodatissimo, senza sosta. Spettacolo solo un po' troppo lungo. Mezz'ora in meno e tutto sarebbe stato perfetto. Fantastiche Rope, All My Life, la spaventosamente dura White Limo e soprattutto quel pezzo punk dei Queen: Tie Your Mother Down.

Il mare di gente che ieri sera ho visto saltare a Rock in Idrho mi ha fatto pensare che i Foo Fighters siano "popolarmente" ciò che negli anni '90 sono stati Red Hot Chili Peppers. Ecco questa è la prima cosa decisamente migliore capitata al "Rock" in quest'epoca.

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7 giugno 2011

Saxon - New Age, Roncade (TV) 24/05/11

All'epoca ero comunque troppo distratto dal comprendere se gli Spinal Tap fossero loro per potermici abbandonare davvero. Ora, senza più problemi di coscienza, davanti al vecchio gentleman inglese Biff Byford, posso affermare: This is not Spinal Tap, this was Heavy Metal Thunder.

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6 aprile 2011

Slayer + Megadeth - Gran Teatro, Padova 04/04/11

Una magnifica serata di Classic Metal, in cui il comfort di sentirsi attorniati (oltre che da giovani) da così tanti coetanei lascia intendere come l'estremo sia ormai esperienza legata al passato. Almeno quel tipo di estremo fatto da 18 ampli Marshall alla sinistra e 18 alla destra del batterista, che poichè è Dave Lombardo sta sopra ad altri due Marshall giganteschi. L'estetica è, al solito, essenzialmente ineccepibile quanto la compattezza acustica. Gary Holt degli Exodus fa sentire la mancanza solo delle ginocchiere del sostituto Jeff Hanneman (che toltosi l'armatura è stato morso da un ragno velenoso) e i quattro pezzi di "World Painted Blood" reggono l'importanza della scaletta. Megadeth in forma quanto l'anno scorso. Quindi, tra tre mesi giusti: Big 4.

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17 marzo 2011

Beady Eye - Alcatraz, Milano 16/03/11

Che ve lo dico a fare, non lo so. Sareste in grado di criticare la scelta di far precedere l'inizio del concerto da I Am The Resurrection.
Pazienza. I Beady Eye ieri sera sono stati fantastici. Dall'inizio alla fine. "Different Gear, Still Speeding" senza sfruttare le grandi canzoni che gli Oasis (anni '90) avevano inciso, solo con quel muro che, nelle date migliori, questa band innalzava dietro a Noel. Andy Bell finalmente al suo posto: alla chitarra. Liam sempre davanti. Davanti come non gli riusciva più se non rendendosi quasi ridicolo. Tutto perfetto. La voce, i gesti, la bandiera tricolore sulle spalle omaggio al pubblico che lo ha sempre così inteso. Liam si è tolto un peso, si è liberato. Non sarà per sempre e nessuno glielo augura, ma è stato bellissimo.