15 giugno 2012

We went to the Sabbath

Fango al ginocchio, pioggia incessante, vento fortissimo, ampie aree allagate. Queste le drammatiche condizioni in cui venerdì il festival aveva aperto. Sabato c'era stata una tregua, ma non siamo tipi da illusioni: domenica mattina siamo partiti pronti a tutto e con i nostri "die with your boots on" wellies abbiamo marciato convinti verso la meta. A fine giornata, anzichè inzuppati ci siamo scoperti il viso scottato...
Ero stato a Donington nel 1988 e nel 1991, ai tempi del Monsters Of Rock, ma mai al Download. Abbiamo trovato un festival fantastico, mastodontico nelle dimensioni, eccellente nell'organizzazione e splendido nello spirito. Il Glastonbury dell'Heavy Metal.
Entriamo appena in tempo per i Kyuss Lives! (sono, come quasi tutto ciò che abbiamo in programma di vedere, sul palco centrale: il Jim Marshall Stage) e pensiamo di trovarci davanti ai Kyuss a tutti gli effetti. La mancanza di Homme e Olivieri non va oltre quella estetica. Gli originari Oliva (che voce!) e il bonhamiamo Bjork suonano Kyuss e gli auguriamo lunga vita oltre le cause legali con gli ex-membri. 
Gli Anthrax sono gli artefici della più inaspettatamente coinvolgente performance della giornata. Un breve greatest-hits con Belladonna trascinantissimo e band in piena forma determinati a riscattare la posizione di perdenti dei Big 4. 
E' il momento dei circle-pits. Randy Blythe, al comando dei suoi Lamb Of God, mostra come il posto reso vacante dai Pantera sia loro. Almeno sino a quando il gruppo di Phil Anselmo non si riunirà (si vocifera) con Zakk Wylde. Noi però intanto i Black Label Society (logo presente sulle schiene dei giubbetti manco fossero i Motorhead) non li capiamo e, mentre Zakk imbraccia quell'orribile chitarra fatta a bara, andiamo a gustarci l'offerta della cucina locale ripromettendoci di recuperare al Gods Of Metal. I Megadeth saranno anche supporter di Santorum, ma da veterani ineccepibili suonano Classic Metal come pochissimi altri. Holy Wars paralizza il pubblico.
Conquistiamo la transenna sotto il tendone del Pepsi Max Stage, dei Ghost abbiamo osato comperare la maglietta ancora prima di sentirli. Sul centrale ci sono i Soundgarden, ma non hanno certo l'appeal per distoglierci dalla curiosità per gli anonimi svedesi mascherati. I Ghost sono la band da vedere (ho amato alla follia i Mercyful Fate) e ci lasciano a bocca aperta. Papa Emeritus canta da "dio" e gli incappucciati sono tutti tecnicamente sorprendenti. Teatrali, eleganti e soprattutto credibili: sotto le tuniche mica si intravvedono scarpe da ginnastica, ma calzature degne di un prelato. Miglior rivelazione Heavy Metal degli ultimi anni (tanti). 
Ci siamo. I Black Sabbath. La band più influente di tutti i tempi. I Beatles dell'Heavy Metal. Gli archetipi di tutto ciò che ci circonda. Sugli schermi passa un montaggio dei loro immortali cavalli di battaglia e 100.000 metallari tremanti si preparano a celebrare l'ultimo sabba. Lenta, macabra, supportata dal tonante basso di Geezer Butler, apre proprio Black Sabbath. Ozzy appare subito splendido, consapevolmente estasiato dalla portata dell'evento, ma è solo quando finalmente inizia a cantare che scopriamo che la sua voce è in serata. Siamo salvi. Tommy Cufletos sta picchiando forte e preciso, nessuna preoccupazione su di lui (Bill Ward, dopo quello che ha scelto, qui stasera non lo vuole nessuno). Gli occhi ora sono tutti su Tony Iommi che sta per prendere il controllo. Non si può credere a ciò che esce da quelle dita mozzate. Così sorridente, verrebbe da non credere neppure a ciò che purtroppo sappiamo sul suo linfoma. L'uomo dei migliori riff di sempre suona come se fosse l'ultima volta. L'armonica di Ozzy lotta contro il tappeto ritmico, la chitarra di Iommi gli fa il verso, è The Wizard. Behind The Wall Of Sleep, Geezer a centro palco e diritti dentro a N.I.B. La progressione è impressionante. Il lato A di "Black Sabbath" è completato. Ozzy si rivolge al 'strongest man in the world' al 'the real Iron Man' alla sua sinistra, è il momento di ciò che siamo venuti fin qui ad urlare all'unisono: 'Tony, Tony, Tony, Tony,Tony...' E lui ci tuffa Into The Void. Non mi aspetto che sia durante Under The Sun ma è lì che mi commuovo. E' il suono. Niente suona così. Ancora Snowblind, le sirene di War Pigs, cantano tutti. Sweat Leaf, Symptom Of The Universe e il drum-solo onorevolmente concesso al fantastico Cufletos. Iron Man potete immaginare cos'abbia significato. Senza tregua Fairies Wear Boots, Tomorrow's Dream e Dirty Women per uno sfoggio finale dell'immensa bravura di Iommi. Children Of The Grave, la mia preferita, ed è già Paranoid. Fuochi d'artificio, la scritta Black Sabbath di "Master Of Reality" sugli schermi. 
E' finita. Forse non finirà mai.


PS
Ad un certo punto dell'interminabile camminata verso l'uscita del festival. "Papà, penso che sia stato meglio vederli con Cufletos che con Bill Ward."

5 commenti:

Luigi ha detto...

Mamma mia...
Mai vista prima una batteria del genere (enorme tom tipo terza gran cassa a fianco, sormontato da tripletta praticamente verticale), wow!
Se i pezzi rapiscono anche un profano come me, Vi siete divertiti parecchio.

onan ha detto...

Luigi: sì, diciamo pure da morire.

DiamondDog ha detto...

ommadonna tantissima roba! Delirio

ruudcash ha detto...

E' stato il primo Donington della mia vita dopo trent'anni di militanza concertistica... Non lo dimenticherò mai!!!
ASSOLUTAMENTE M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-O!!!

onan ha detto...

DiamonDog: un'esperienza unica.

ruudcash: proprio così, non lo dimenticheremo mai neanche noi. E grazie per i tuoi video.