La reazione all'arrivo dei Klaxons è impressionante. Il pubblico giovane di Glastonbury è tutto assiepato intorno all'Other Stage. Le prime file sono impaccate di teen-agers.
E loro? Loro si dichiarano emozionati ma non abbastanza dall'essere riusciti a prepararsi tecnicamente per l'occasione. Sono i soliti cazzoni dove solo il batterista Steffan tenta di tenere la barra dritta mentre gli altri vanno tutti per i fatti loro. Stonati, musicalmente impromuovibili e senza "sound". Se i Klaxons su disco affascinano perchè caotici, live si rivelano solo dei casinisti. A Glasto la cosa è in parte ugualmente funzionata. Ma sul fatto che il "lo-fi" sia il futuro della dance rimane molto da discutere (6).
Pete Doherty lo desidereremmo sempre pericolosamente sconvolto, si sa. Ma Pete è un tossico vero, sincero. Non gioca una parte e amarlo significa apprezzarlo anche quando è imprevedibilmente lucido e pacato. Così è questo concerto dei Babyshambles.
Fuck Forever è il perfetto anthem al contrario e Albion dà i brividi mentre i non interessati abbassano il volume delle proprie conversazioni per non disturbare la poesia del momento. Carl non arriva sebbene i cori per Time For Heroes stiano lì a dimostrare cosa siano stati i Libertines per questa nazione. Kate Moss segue tutto adorante da bordo palco. Quando raggiunge il suo Pete per un bacio fugace l'Eleganza scende su Glastonbury (7).
Molto meno elegante Paul Smith che con quei cappellini non si capisce quale tipo di calvizie si ostini a volerci nascondere. Ne riconosco le doti vocali ma i Maximo Park risultano freddi come il ghiaccio. Un problema mio che apprezzo solo Graffiti? Forse non proprio stando alla capacità dei brani del secondo album di gremire i bar circostanti l'Other Stage (5).
Per gli Editors tornano tutti. Il pubblico delle grandi occasioni e il successo è enorme come quello che probabilmente avrà l'album "An End Has A Start". I nuovi Coldplay altro che i nuovi Joy Divsion come qualcuno sperava apprezzandone l'esordio. Bravi sì, ma attendiamo solo che Tom Smith inizi a scriversi sulle mani perchè a lagna sono già in grado di superarli (6).
Un giro nella Last Vagueness (la zona più eccentrica, quella della cappella per i matrimoni) e davanti agli autoscontri nel fango becchiamo a sorpresa New Young Pony Club. Su disco annoiano ma live il groove è buono (6).
Ci spostiamo al The Glade per rivedere !!! che tanto ci avevano coinvolto il giorno precedente. Purtroppo performance e scaletta sono completamente diverse. Una delusione (6).
Quando torniamo all' Other Stage scopriamo che non c'è mai stata così poca gente. Il pubblico degli Editors è giustamente scappato: tutti dai Killers.
Non esisterebbe il noise e gran parte della musica degli ultimi 40 anni senza gli Stooges. Iggy è un po' come fosse il "papà" di tutti noi.
Quattro volte "ciao" (in italiano) nel momento del suo ingresso in scena: siamo certi, non potevano che essere diretti a noi.
I jeans calati sull'inguine più famoso del Rock. Il petto nudo di pelle raggrinzita affascinante quanto e più di quello tonico della giovinezza. L'Iguana inizia a muoversi: salta, urla, balla. Dietro di lui non la solita band di gregari ma i suoi unici Stooges.
Puro Rumore Bianco. Dalla pila di Marshall di Ron Asheton. Dalle pelli percosse dal fratello Scott. Dal basso preciso di Mike Watt. Dal sax disturbante del mitico Steve McKay.
Loose, Down On The Street, I Wanna Be Your Dog, TV Eye, My Idea Of Fun, Dirt: a bocca aperta e con quel brivido lungo la schiena che è la ragione di tanto amore per questa musica.
Iggy fa il "cane", simula amplessi sopra agli amplificatori, ma durante Real Cool Time un ragazzo salta nel pit. Iggy ordina ai bouncers di farlo passare ed invita quanta più gente possibile ad imitarlo: "Come on, let them on, come on". Alla fine saranno in circa 200 sul palco per No Fun.
Ci vorrà un bel po' di tempo per liberarlo. Se ne occuperà Iggy stesso con divertenti conversazioni con i "Glastonbury dancers" che lo baciano, lo toccano, lo adorano.
Ora che là, sul palco, c'è tanto fango quanto intorno ai nostri piedi si può ricominciare: 1970........
Alla fine Iggy dice: "I Am You". Si Iggy! Sì! (10).
Su YouTube trovate praticamente ogni performance rippata dalla BBC.
Per quanta riguarda la Stage Invasion durante gli Stooges guardate qui.
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30 giugno 2007
1 luglio 2008
Jay- Z: 1 - Noel: 0
Noel Gallagher aveva criticato l'inadeguata scelta di un headliner "senza chitarre" a Glastonbury. Jay-Z, in risposta, sabato ha aperto la sua performance con Wonderwall.
Un gesto vincente. Importante. Che indubiamente rimarrà.
Da quanto visto in Tv però, anche l'unico momento in cui Jay-Z sembra essere riuscito a coinvolgere davvero il pubblico.
Un gesto vincente. Importante. Che indubiamente rimarrà.
Da quanto visto in Tv però, anche l'unico momento in cui Jay-Z sembra essere riuscito a coinvolgere davvero il pubblico.
15 giugno 2012
We went to the Sabbath
Fango al ginocchio, pioggia incessante, vento fortissimo, ampie aree allagate. Queste le drammatiche condizioni in cui venerdì il festival aveva aperto. Sabato c'era stata una tregua, ma non siamo tipi da illusioni: domenica mattina siamo partiti pronti a tutto e con i nostri "die with your boots on" wellies abbiamo marciato convinti verso la meta. A fine giornata, anzichè inzuppati ci siamo scoperti il viso scottato...
Ero stato a Donington nel 1988 e nel 1991, ai tempi del Monsters Of Rock, ma mai al Download. Abbiamo trovato un festival fantastico, mastodontico nelle dimensioni, eccellente nell'organizzazione e splendido nello spirito. Il Glastonbury dell'Heavy Metal.
Entriamo appena in tempo per i Kyuss Lives! (sono, come quasi tutto ciò che abbiamo in programma di vedere, sul palco centrale: il Jim Marshall Stage) e pensiamo di trovarci davanti ai Kyuss a tutti gli effetti. La mancanza di Homme e Olivieri non va oltre quella estetica. Gli originari Oliva (che voce!) e il bonhamiamo Bjork suonano Kyuss e gli auguriamo lunga vita oltre le cause legali con gli ex-membri.
Gli Anthrax sono gli artefici della più inaspettatamente coinvolgente performance della giornata. Un breve greatest-hits con Belladonna trascinantissimo e band in piena forma determinati a riscattare la posizione di perdenti dei Big 4.
E' il momento dei circle-pits. Randy Blythe, al comando dei suoi Lamb Of God, mostra come il posto reso vacante dai Pantera sia loro. Almeno sino a quando il gruppo di Phil Anselmo non si riunirà (si vocifera) con Zakk Wylde. Noi però intanto i Black Label Society (logo presente sulle schiene dei giubbetti manco fossero i Motorhead) non li capiamo e, mentre Zakk imbraccia quell'orribile chitarra fatta a bara, andiamo a gustarci l'offerta della cucina locale ripromettendoci di recuperare al Gods Of Metal. I Megadeth saranno anche supporter di Santorum, ma da veterani ineccepibili suonano Classic Metal come pochissimi altri. Holy Wars paralizza il pubblico.
Conquistiamo la transenna sotto il tendone del Pepsi Max Stage, dei Ghost abbiamo osato comperare la maglietta ancora prima di sentirli. Sul centrale ci sono i Soundgarden, ma non hanno certo l'appeal per distoglierci dalla curiosità per gli anonimi svedesi mascherati. I Ghost sono la band da vedere (ho amato alla follia i Mercyful Fate) e ci lasciano a bocca aperta. Papa Emeritus canta da "dio" e gli incappucciati sono tutti tecnicamente sorprendenti. Teatrali, eleganti e soprattutto credibili: sotto le tuniche mica si intravvedono scarpe da ginnastica, ma calzature degne di un prelato. Miglior rivelazione Heavy Metal degli ultimi anni (tanti).
Ci siamo. I Black Sabbath. La band più influente di tutti i tempi. I Beatles dell'Heavy Metal. Gli archetipi di tutto ciò che ci circonda. Sugli schermi passa un montaggio dei loro immortali cavalli di battaglia e 100.000 metallari tremanti si preparano a celebrare l'ultimo sabba. Lenta, macabra, supportata dal tonante basso di Geezer Butler, apre proprio Black Sabbath. Ozzy appare subito splendido, consapevolmente estasiato dalla portata dell'evento, ma è solo quando finalmente inizia a cantare che scopriamo che la sua voce è in serata. Siamo salvi. Tommy Cufletos sta picchiando forte e preciso, nessuna preoccupazione su di lui (Bill Ward, dopo quello che ha scelto, qui stasera non lo vuole nessuno). Gli occhi ora sono tutti su Tony Iommi che sta per prendere il controllo. Non si può credere a ciò che esce da quelle dita mozzate. Così sorridente, verrebbe da non credere neppure a ciò che purtroppo sappiamo sul suo linfoma. L'uomo dei migliori riff di sempre suona come se fosse l'ultima volta. L'armonica di Ozzy lotta contro il tappeto ritmico, la chitarra di Iommi gli fa il verso, è The Wizard. Behind The Wall Of Sleep, Geezer a centro palco e diritti dentro a N.I.B. La progressione è impressionante. Il lato A di "Black Sabbath" è completato. Ozzy si rivolge al 'strongest man in the world' al 'the real Iron Man' alla sua sinistra, è il momento di ciò che siamo venuti fin qui ad urlare all'unisono: 'Tony, Tony, Tony, Tony,Tony...' E lui ci tuffa Into The Void. Non mi aspetto che sia durante Under The Sun ma è lì che mi commuovo. E' il suono. Niente suona così. Ancora Snowblind, le sirene di War Pigs, cantano tutti. Sweat Leaf, Symptom Of The Universe e il drum-solo onorevolmente concesso al fantastico Cufletos. Iron Man potete immaginare cos'abbia significato. Senza tregua Fairies Wear Boots, Tomorrow's Dream e Dirty Women per uno sfoggio finale dell'immensa bravura di Iommi. Children Of The Grave, la mia preferita, ed è già Paranoid. Fuochi d'artificio, la scritta Black Sabbath di "Master Of Reality" sugli schermi.
E' finita. Forse non finirà mai.
PS
Ad un certo punto dell'interminabile camminata verso l'uscita del festival. "Papà, penso che sia stato meglio vederli con Cufletos che con Bill Ward."
Ero stato a Donington nel 1988 e nel 1991, ai tempi del Monsters Of Rock, ma mai al Download. Abbiamo trovato un festival fantastico, mastodontico nelle dimensioni, eccellente nell'organizzazione e splendido nello spirito. Il Glastonbury dell'Heavy Metal.
Entriamo appena in tempo per i Kyuss Lives! (sono, come quasi tutto ciò che abbiamo in programma di vedere, sul palco centrale: il Jim Marshall Stage) e pensiamo di trovarci davanti ai Kyuss a tutti gli effetti. La mancanza di Homme e Olivieri non va oltre quella estetica. Gli originari Oliva (che voce!) e il bonhamiamo Bjork suonano Kyuss e gli auguriamo lunga vita oltre le cause legali con gli ex-membri.
Gli Anthrax sono gli artefici della più inaspettatamente coinvolgente performance della giornata. Un breve greatest-hits con Belladonna trascinantissimo e band in piena forma determinati a riscattare la posizione di perdenti dei Big 4.
E' il momento dei circle-pits. Randy Blythe, al comando dei suoi Lamb Of God, mostra come il posto reso vacante dai Pantera sia loro. Almeno sino a quando il gruppo di Phil Anselmo non si riunirà (si vocifera) con Zakk Wylde. Noi però intanto i Black Label Society (logo presente sulle schiene dei giubbetti manco fossero i Motorhead) non li capiamo e, mentre Zakk imbraccia quell'orribile chitarra fatta a bara, andiamo a gustarci l'offerta della cucina locale ripromettendoci di recuperare al Gods Of Metal. I Megadeth saranno anche supporter di Santorum, ma da veterani ineccepibili suonano Classic Metal come pochissimi altri. Holy Wars paralizza il pubblico.
Conquistiamo la transenna sotto il tendone del Pepsi Max Stage, dei Ghost abbiamo osato comperare la maglietta ancora prima di sentirli. Sul centrale ci sono i Soundgarden, ma non hanno certo l'appeal per distoglierci dalla curiosità per gli anonimi svedesi mascherati. I Ghost sono la band da vedere (ho amato alla follia i Mercyful Fate) e ci lasciano a bocca aperta. Papa Emeritus canta da "dio" e gli incappucciati sono tutti tecnicamente sorprendenti. Teatrali, eleganti e soprattutto credibili: sotto le tuniche mica si intravvedono scarpe da ginnastica, ma calzature degne di un prelato. Miglior rivelazione Heavy Metal degli ultimi anni (tanti).
Ci siamo. I Black Sabbath. La band più influente di tutti i tempi. I Beatles dell'Heavy Metal. Gli archetipi di tutto ciò che ci circonda. Sugli schermi passa un montaggio dei loro immortali cavalli di battaglia e 100.000 metallari tremanti si preparano a celebrare l'ultimo sabba. Lenta, macabra, supportata dal tonante basso di Geezer Butler, apre proprio Black Sabbath. Ozzy appare subito splendido, consapevolmente estasiato dalla portata dell'evento, ma è solo quando finalmente inizia a cantare che scopriamo che la sua voce è in serata. Siamo salvi. Tommy Cufletos sta picchiando forte e preciso, nessuna preoccupazione su di lui (Bill Ward, dopo quello che ha scelto, qui stasera non lo vuole nessuno). Gli occhi ora sono tutti su Tony Iommi che sta per prendere il controllo. Non si può credere a ciò che esce da quelle dita mozzate. Così sorridente, verrebbe da non credere neppure a ciò che purtroppo sappiamo sul suo linfoma. L'uomo dei migliori riff di sempre suona come se fosse l'ultima volta. L'armonica di Ozzy lotta contro il tappeto ritmico, la chitarra di Iommi gli fa il verso, è The Wizard. Behind The Wall Of Sleep, Geezer a centro palco e diritti dentro a N.I.B. La progressione è impressionante. Il lato A di "Black Sabbath" è completato. Ozzy si rivolge al 'strongest man in the world' al 'the real Iron Man' alla sua sinistra, è il momento di ciò che siamo venuti fin qui ad urlare all'unisono: 'Tony, Tony, Tony, Tony,Tony...' E lui ci tuffa Into The Void. Non mi aspetto che sia durante Under The Sun ma è lì che mi commuovo. E' il suono. Niente suona così. Ancora Snowblind, le sirene di War Pigs, cantano tutti. Sweat Leaf, Symptom Of The Universe e il drum-solo onorevolmente concesso al fantastico Cufletos. Iron Man potete immaginare cos'abbia significato. Senza tregua Fairies Wear Boots, Tomorrow's Dream e Dirty Women per uno sfoggio finale dell'immensa bravura di Iommi. Children Of The Grave, la mia preferita, ed è già Paranoid. Fuochi d'artificio, la scritta Black Sabbath di "Master Of Reality" sugli schermi.
E' finita. Forse non finirà mai.
PS
Ad un certo punto dell'interminabile camminata verso l'uscita del festival. "Papà, penso che sia stato meglio vederli con Cufletos che con Bill Ward."
19 giugno 2007
Vedrò i "Libertines" nel fango
Sono ormai 15 giorni che su Glastonbury piove ininterrottamente e le previsioni metereologiche per il week end sono drammatiche.Mi attende, come amano definirlo gli Inglesi in un misto di ironia e rassegnazione, il più classico Mudbath.
In queste condizioni la notizia della reunion tra Carl e Pete, annunciata per sabato sull'acoustic stage, non può essere definita "un fulmine a ciel sereno". Ma è comunque un' entusiasmante consolazione.
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