31 luglio 2007

Michelangelo Antonioni

E' morto Michelangelo Antonioni.

I suoi silenzi, la sua lentezza, i suoi lunghissimi piani sequenza a volte sono stati una vera tortura.
Ma i primi film a partire dallo splendido "Cronaca di un Amore"......
E poi soprattutto "Blow Up".....
Cosa saremmo mai senza "Blow Up"?

30 luglio 2007

Ingmar Bergman

E' morto Ingmar Bergman.

Se mi piacciono cose che sono apparentemente l'esatto contrario di altre un po' lo devo anche a lui.
E a chi da bambino mi avvicinò al fascino dell'incomprensibile.


«Spero di non diventare mai così vecchio da diventare religioso»

28 luglio 2007

..e a culo tutto il resto!

L'amico Occhiobuio (ospite di Cabaret Voltaire) scrive, come io vorrei, ciò che penso:

....
Il partito democratico (questo) nasce dall'unione delle due grandi tradizioni che nelle mie adolescenziali speranze il partito democratico avrebbe dovuto fare fuori: la tradizione democratico cristiana e quella comunista. Non sono mai stato democratico cristiano, non sono mai stato comunista, ho sempre pensato che l'anomalia di questo paese fosse la potenza di queste due grandi tradizioni ognuna a suo modo clericale....
....
Marco alla guida del PD sarebbe davvero una sciagura, manderebbe splendidamente all'aria tutto, probabilmente garantendo a qualsiasi antagonista di vincere solo lasciandolo intorcolarsi dentro le sue meravigliose folate di fumo dove trovano ospitalità quelle parole (amore, verità, morte, vita, fede, speranza, dolore) che nessun politico tranne lui può permettersi di usare senza apparire ridicolo o in malafede. E tuttavia la candidatura di Marco non è solo il gesto dadaista, surrealista e situazionista (mah!) che... leggi tutto

Kraftwerk - Trans-Europe Express (1977)

Kraftwerk sono il sinonimo di elettronica. Sarebbe più semplice elencare ciò che nella musica degli ultimi 30 anni non ha sentito la loro influenza che il contrario.
Primo hip-hop, electro-dance, techno-minimale, new wave. Dal genio di Brian Eno ad Afrika Bambaataa (Planet Rock è costruita sulla base di Trans-Europe Express). Dai Joy Division ai Radiohead. Dai Depeche Mode agli Hot Chip.
Nessuno ha resistito al fascino dei 4 di Dusseldorf nel loro tentativo di eliminare la differenza tra uomo e macchina.
Personalmente preferisco l'ancor più robotico "The Man-Machine" ma comprendo che il disco manifesto sia considerato "Trans-Europe Express".
Album per il quale la definizione che Bono diede dei Kraftwerk risulta perfetta: "the modern soul statement".

27 luglio 2007

Smashing Pumpkins - Zeitgeist

E' possibile chiamare Smashing Pumpkins una band della quale fa parte solo il 50% della formazione originaria?
Sì se nei superstiti vi è Billy Corgan. Un uomo dall'ego così smisurato da titolare il disco: "Zeitgeist".
Il problema dell'assenza di Ihia e D'arcy non sta infatti nel sound, davvero molto Pumpkins, ma nell'impossibilità di limitare il leader maximo. Corgan, sostenuto dalla prodigiosa batteria di Chamberlain, mette assieme riff possenti, idee, deliri. Fa sembrare tutto pomposamente Smashing Pumpkins (Tarantula, Doomsday Clock) ma non riesce a realizzare canzoni da ricordare eccetto Starz.
Certo, United States è talmente Children Of The Grave (il mio pezzo preferito dei Black Sabbath) da far pensare che Corgan sia molto più sincero qui di quanto non sia stato negli ultimi 10 anni.
Ma da un signore sopravvalutato in gioventù nessuno vuole metal superprodotto.

5/10

26 luglio 2007

Bobby

Emilio Estevez racconta l'America anni '60 come fosse Furio Colombo. Ci sono momenti retorici e magari un po' stucchevoli ma è bravo e ti fa venire in mente com'era Oliver Stone tanto tempo fa. Il cast è incredibile. Da Martin Sheen a Helen Hunt. Da Sharon Stone (parrucchiera straordinaria) a Lindsy Lohan (brava ragazza). Da Antony Hopkins ad Elijah Wood. Tutti uniti a compenso minimo per dimostrare che "l'America può essere bella se dei Democratici".
Immagini che sono un piacere per gli occhi, musica coinvolgente e citazioni da "Il laureato". Se siete sensibili al mito e amate l'America il montaggio finale potrebbe commuovervi.

25 luglio 2007

The Enemy - We'll Live And Die In These Towns

Questi tre ragazzini di Coventry, l'altra settimana, hanno tenuto sotto la vetta della chart inglese l'attesissimo album degli Interpol. La scorsa sono scesi al 2° posto mentre i newyorkesi sono piombati al 21°.
E' il segno che in Gran Bretagna una forma di "working class rock" estremamente tradizionalista non solo resiste ma ha ancora una certa presa anche sulle giovani generazioni.
The Enemy vogliono essere in tutto e per tutto i nipotini dei Jam.
Fuori tempo e privi della classe compositiva di Weller, la loro "rabbia da Midlands" e i coretti da "saturday night" susciteranno molti sorrisetti di sufficienza oltre Manica.
Se però amate il fish and chips e talvolta non disdegnate neppure la birra calda, preferirete un disco conservatore come "We'll Live And Die In These Towns" a tanto inutile imperante finto progressismo.
Away From Here, che è un po' la ragione del loro successo, è al momento il brano preferito di mia figlia Francesca di 4 anni.
Ma la kasabianesca Aggro e l'ottima Technodanceaphobic lasciano pensare che i ragazzini sapranno evolversi.

6/10

24 luglio 2007

L'Amico di Famiglia

Più surrealista del solito.
Le idee di Sorrentino (troppe) stavolta si perderebbero se non fosse per la magnifica fotografia di Luca Bigazzi che le visualizza (le inquadrature d'esterno così Dechirichiane sono piccoli capolavori come lo sono quelle dei titoli di testa).
Giacomo Rizzo è magnifico. La figura di Bentivoglio non mi è piaciuta. La Chiatti non so.
Antony, Lcd Soundsystem, Notwist in una colonna sonora che come nelle "Conseguenze dell'Amore" osa ma sbilancia talvolta verso lo "spot".
Bello ma il meno riuscito dei tre film del giovane talento napoletano.

23 luglio 2007

Q magazine

Avrete capito che la mia passione per la critica e le riviste musicali è inscindibile da quella per il Rock stesso.
Ho scoperto che Q Magazine è improvvisamente tornato ad essere l'ottimo mensile che era una decina d'anni fa.
Interviste lunghissime e approfondite, articoli ben scritti, recensioni competenti, foto esclusive e d'archivio inedite.
Il mese scorso 9 pagine di vera intervista agli Arctic Monkeys.
Questo mese 14 pagine sui Metallica (con uno scatto di quel concerto del '93 allo Stadio delle Alpi in cui si intravede lo snakepit in cui mi trovavo), 9 pagine di intervista a Deve Grohl, una seduta al pub con Mark E. Smith, Alex James che interroga Bryan Ferry....
Potevo resistere all'immediato abbonamento?

22 luglio 2007

Gang Of Four - Entertainment! (1979)

I quattro universitari di Leeds suonano punk con un rigore tecnico insolito. Non sono anarchici ma attratti dal comunismo. Ma la componente realmente rivoluzionaria in loro è quella di inserire all'interno del genere l'elemento "funk".
"Entertaiment!" è un po' come dire: "è nato il post punk!".
Fondamentali per la scena alternativa americana. Dai Fugazi ai Rage Against The Machine. I preferiti da Flea dei Red Hot Chili Peppers. Indispensabili se vi piacciono Rapture, Franz Ferdinand, Bloc Party, Radio 4, etc, etc, etc....

19 luglio 2007

Interpol - Our Love To Admire

Ho sempre pensato che negli Interpol fossero state riposte troppe speranze. Che presto si sarebbero trasformati in poco più dei Killers.
Sono settimane che ascolto questo disco. Ne ho letto di tutto e il contrario di tutto. Su Vitaminic hanno pure lanciato un sondaggio prima di sbilanciarsi.
"Our Love To Admire" è lo sforzo coraggioso di una band che vuole una propria identità e che rifiuta di essere ricordata solo per un valore revivalistico.
Distrattamente potrebbero sembrare i soliti Interpol più fiacchi, ma solo nei riascolti emergono la crescita artistica, i dettagli, gli arrangiamenti di una produzione (per la prima volta esterna) ricca ma misurata.
Se i quattro newyorkesi si sono evoluti verso un suono loro è stato mantenendo Manchester nel cuore ma abbandonandosi totalmente ad una americanità musicale che va dai Rem (Pace Is The Trick) ai Mercury Rev (Wrecking Ball).
Non è un caso che nell'iniziale meravigliosa Pioneer To The Falls Paul Banks ricordi molto più Michael Stipe che Ian Curtis. Ma in tutto il disco vi capiterà di immaginare più spesso la desolazione dei canyons che quella di camerette o vicoli oscuri.
La chitarra di Daniel Kessler è diventata morriconiana: No I In Threesome (tranquilli, Renato Zero non c'entra), Lighthouse.
Kessler è il vero protagonista di questo disco. Il nuovo tremolo-hero. E' lui che segna la via su cui tutto il resto si interseca e intimamente cresce. E' lui che trasforma canzoni che non esplodono mai in un disco di emozioni che si rivelano poco alla volta.
Il primo disco Interpol.
Editors non solo smarcati ma depistati.

8/10

18 luglio 2007

Ma è la Melandri quella?

Si bella la nuova Fiat 500. Davvero.
Ma gli spot.
La retorica. La pesantezza. Il bianco e nero. La voce fuori campo che ti parla del bene e del male.
Quel "vorremmo essere fighi come alla Apple ma dobbiamo mettere il Papa in ognuno dei 3 spot."
E poi quella sarà anche la campionessa di scherma Margherita Granbassi, ma in quel fotogramma in b/n a me sembra la Melandri sul pullman della Nazionale.

17 luglio 2007

Le nominees del Mercury Prize 2007

Ecco le nominess del prestigioso Mercury Music Prize:
  • Arctic Monkeys - Favourite Worst Nightmare
  • Klaxons - Myths Of The Near Future
  • Amy Winehouse - Back To Black
  • Maps - We Can Create
  • The View - Hats Off To The Buskers
  • Jamie T - Panic Prevention
  • Dizzee Rascal - Maths & English
  • Bat For Lashes - Fur And Gold
  • Young Knives - Voices of Animals And Men
  • Fionn Regan - The End Of History
  • New Young Pony Club - Fantastic Playroom
  • Basquiat Strings - Basquiat Strings
Mi pare che per due anni di seguito non lo abbia mai vinto nessuno, però vista la concorrenza....

16 luglio 2007

Arctic Monkeys a Ferrara

Sebbene coreograficamente perfetta per il loro suono, la splendida Piazza Castello è ancora semivuota quando i Coral salgono sul palco.
Amati da Noel Gallagher e adorati dagli Arctics, i giovani di Liverpool non hanno neppure l'ausilio delle luci di scena: come loro solito suonano e basta. Ci mettono qualche canzone, il tempo di far riconoscere un paio di ritornelli (Dreaming Of You, In The Morning) e dimostrare a chi non li conosce di cosa siano capaci, ma alla fine il parterre sarà completamente conquistato dalle tipico Mersey sound. Fantastica Arabian Sand e pure gli inediti (In The Rain) dell'imminente nuovo "Roots & Echoes". Bravissimi.
E' la quarta volta che vedo gli Arctic Monkeys, e sono reduce dalla loro leggendaria (non acusticamente) esibizione di Glastonbury. Difficile non temere una qualche sorta di distacco, una possibile delusione.
Il pubblico è infiammato dall'attesa e fortunatamente risponde bene ad una partenza falsa. Chitarre e voce sono impastate in un volume troppo basso. A View From The Afternoon e Brianstorm vengono "bruciate". Non sembrano neanche loro. Still Take You Home è poco meglio, poi tutto si aggiusta ed inizia a girare. From The Ritz To The Rubble suona esattamente come deve e il crescendo da questo punto sarà costante. Al contrario di quanto avvertito a Glastonbury il concerto non ha cedimenti e i brani di "Favourite Worst Nightmare" nella loro maggior complessità funzionano bene quanto i classici del debutto. Balaclava, tutta d'un fiato a seguire Fake Tales Of San Francisco, fa paura. This House Is A Circus, Fluorescent Adolescent, Do Me A Favour lasciano esterefatti gli scettici. Matt Helders scatena senza sosta l'inferno sulle pelli. Alex Turner intona alla perfezione le sue rime contemporanee.
La risposta del pubblico è impressionante. Su l'indie-anthem generazionale I Bet You Look Good On The Dancefloor ce lo si aspetta, ma sentire in Italia cantare in coro a quel modo Murdy Bum o When The Sun Goes Down sorprende. E sorprende visibilmente anche le scimmiette dall'apparente composta artica freddezza.
Travolgenti. Straordinari. Altro che delusione.
Un concerto che è la dimostrazione di come nessuno come gli Arctic Monkeys abbia saputo, in questi anni, attrarre alle regole del Rock il pubblico giovane (pure molto femminile).
Il prossimo traguardo sarà ora quello di riuscire a comporre qualcosa di emotivamente coinvolgente. Di molto più importante della bella 505 (non eseguita). Qualcosa che possa rimanere indelebile, che suoni come una Live Forever, una Wonderwall, una Bittersweet Symphony della loro generazione.
Poi sarà veramente fatta.......

Qualche fotografia scattata da sopra le mie spallle.

13 luglio 2007

The Smiths - The Queen Is Dead (1986)

Il disco con cui The Smiths si guadagnarono un posto tra gli artisti inglesi più importanti ed influenti del secolo scorso.
Perfetto. Non esitono altre definizioni per descrivere "The Queen Is Dead".
Sarebbe bastata There's A Light That Never Goes Out (una delle 10 canzoni della storia della musica) e invece non è contenuto un solo brano che non sia memorabile: I Know It's Over, Bigmouth Strikes Again, Never Had No One Ever, Cemetary Gates, Frankly, Mr Shankly, The Boy With The Thorn In His Side....
La gioia, la poesia, lo humour, la pervasiva tristezza delle interpretazioni di Morrissey che si fonde con i memorabili arpeggi di Johnny Marr.
Il titolo. La copertina. Dove lo trovate un altro disco così?
Nessuno osi non possederlo.
Piu British della Regina. Che infatti è morta.

Slash su Guitar Hero III

Lasciate perdere i dischi dei Velvet Revolver ma preparate la tuba e iniziate ad esercitarvi con la sigaretta tra le labbra.
E' ufficiale su Guitar Hero III potremo essere Slash.

12 luglio 2007

Un po' di Rumore per....

Immagino molti di voi siano lettori di Rumore.
In fondo è la migliore rivista musicale italiana sulle cose che ascoltiamo.
Ma l'ultimo numero....
Qualcuno è in grado di spiegarmi il significato dell'intervista zoologica agli Interpol?
Il buon Alberto Campo che si arrampica sugli specchi per salvare "Our Love To Admire": non gli piace ma non può deludere i lettori che hanno visto gli Interpol in copertina (già non hanno trovato l'intervista).
Un bel 9 a "Zeitgeist" degli Smashing Pumpkins e Art Brut disco del mese.
Dulcis in fundo, un lungo articolo sulla "Prova del Cuoco" versione Rock.
Ragazzi, ma stiamo scherzando?

10 luglio 2007

Live Earth

Già Al Gore e la sua mogliettina Tipper non mi hanno mai convinto.
Ci mancava solo il potere "sensibilizzante" del Live Earth.
Almeno con Live Aid ci chiedevano di cacciare la grana e se guardando lo spettacolo non facevi un'offerta ti sentivi giustamente un po' stronzo (comperai pure l'album "We Are The World"). Altro che sensibilizzazione!
Parliamo di musica vah, dato che Live Earth altro non è stato.
Mi è parso tutto molto fiacco nonostante, avendolo seguito sulla BBC, la buona conduzione televisiva di Johnaton Ross e la totale copertura di ciò che accadeva allo stadio di Wembley.
L'apertura ai Genesis è stata così imbarazzante (ma chi se li fila questi qui?) da far sembrare accettabile la serie di performance inutili ed anonime che l'hanno seguita.
Poi per fortuna sono arrivati i Kasabian (non so se Mtv li abbia trasmessi ma al limite rimediate qui dove troverete davvero tutto on demand). Tom Meighan ha detto: "il pianeta salvatelo voi perchè io non ci riesco" ed è stato finalmente Rock'n'Roll, mentre dalle tribune la regia inquadrava prima Patsy Kensit e poi ossessivamente Liam Gallagher (in queste vesti) che annuiva. Splendido.
Per il resto professionali ed incisivi, come sempre, i Metallica ma esteticamente inaccettabili sino a quando non cacceranno quello scimmione in bermuda e calzini bianchi di Rob Trujillo.
Bravi e potenti i Foo Fighters e bellissima Madonna nel suo duetto con un Gogol Bordello che sarà ora proiettato nel mainstream.
Furba? Si, e allora? That's Entertainment!
E l'ultimo, ovviamente, ora spenga pure la luce....

6 luglio 2007

Marvin Gaye - What's Going On (1971)

Ottavo album della Hall Of Fame di NME.
"What's Going On": il capolavoro di Marvin Gaye nonchè Concept Soul Protest Record per definizione.
Il disco che la Motown Records non voleva pubblicare, causa le tematiche troppo impegnate (Vietnam, povertà, ecologia) rispetto allo standard del genere, e che si trasformò non solo nel maggiore successo Soul di tutti i tempi ma pure in quello musicalmente più influente.
Sempre presente anche all'interno delle collezioni del rockettaro più incallito, è l'asso nella manica che sfoderiamo per "dimostrare" che sappiano andare oltre i chitarroni. Indispensabile per ogni evenienza. Bellissimo.

5 luglio 2007

The White Stripes - Icky Thump

Non sarete di quelli che credono che tra uomo e donna possa esistere amicizia?
Non importa a quale supermodella Jack si sia sposato. Tra lui e Meg ora la relazione sarà solo più intrigante.
Si sono presi una pausa: il deludente "Get Behind Me Satan". Ma adesso il gioco delle parti può finalmente essere interpretato al meglio. Finalmente sono "amanti" a tutti gli effetti.
Avete presente come Meg lo guarda mentre suona quella batteria appositamente messa a 45°? Avete presente le occhiate che gli lancia da dietro la frangia? Avete presente come gli si propone e gli si sottrae di continuo?
Jack ne riceve la carica e la sua chitarra impazzita diventa l'arma della seduzione. L' espressione del suo desiderio da domare e mostrare nella sua possenza.
In "Icky Thump" c'è tutto il loro erotismo. Subdolo, raffinato, innocente e torbido.
Nella bomba Rag & Bone i due parlano d'altro (..oh, Meg don't be rude...) eppure non sono mai stati così espliciti. Provate Catch Hell Blues o il metal-flamenco di Conquest. Fuoco.
Il più live degli album dei White Stripes nel senso che meglio ne traduce il gesto che conosciamo.
Un po' di organo alla Jon Lord per involgarire e confondere le acque (Icky Thump) e moltissimo Jimmy Page. Mai così senza ritegno.
Zeppelin, ahimè, sono pure alcune discutibili scelte celtiche come quelle tremende cornamuse in un paio di brani. Perdoniamo volentieri in cambio di tanta passione. Di tanta chitarra impazzita e urlante, di una batteria così piena.
Distante dalla raffinatezza di "De Stijl" ma prossimo ad "Elephant" nonostante la forma canzone meno compiuta.
Perchè "Icky Thump" è la narrazione sanguigna e scomposta solo dell'eccitazione. Se orgasmo vi sia o meno è lasciato alla nostra immaginazione.

8/10

4 luglio 2007

I 20 album più rumorosi di sempre

O meglio "The 20 Loudest Albums Of All Time" secondo Q Magazine di questo mese.
Mancherà come sempre qualcosa ma la classifica non è male ed il numero 1 è perfetto:
  1. The Stooges - Funhouse
  2. Slayer - Reign In Blood
  3. Public Enemy - It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back
  4. The Jesus And Mary Chain - Psychocandy
  5. Big Black - Songs About Fuckin'
  6. The Who - Live At Leeds
  7. Napalm Death - Scum
  8. My Bloody Valentine - Isn’t Anything
  9. Atari Teenage Riot – The Future Of War
  10. Sex Pistols - Never Mind The Bollocks
gli altri 10

3 luglio 2007

Glastonbury 2007: la domenica

Non amo molto il raggae ma i fratelli Marleys su Pyramid Stage che, nel suo trentennale, eseguono l'intero "Exodus" possono essere un' esperienza acusticamente sconvolgente (7).
Le 14.45 non sembrerebbero proprio l'orario adatto per vedere The Horrors ma il John Peel Stage è sotto ad un enorme tendone e fortunatamente l'effetto è quello di essere al "chiuso".
Scarni e con un suono di batteria che è molto più Joy Division delle tanto blasonate bands che ne dovrebbero rappresentare l'odierna reincarnazione. Faris Rotter è attitudine, Spider Web, dedito a torturare le proprie tastiere, è l'anima, indemoniata, della band. Coinvolgenti, deliranti e fuori moda (7).
Sull'Other Stage ho la sfortuna di incrociare i Rakes. Perchè lo fate ragazzi? Che senso ha tutto questo se tempo qualche mese e nessuno si ricorderà più di voi? (4).
Ci mettiamo comodi davanti al Jazz World Stage per i touareg del Sahara che Robert Plant si era portato in tour: i Tinariwen. Un chill out stordente. Eccellenti per riprendersi dai Rakes (6).
Al Pyramid tocca ai Manic Street Preachers. Nel 1999 lo stesso palco lo avevano calcato da headliner ma nei cuori dei britannici (e nel mio) sono rimasti importanti come allora. Un concerto magnifico, quanto la voce del guitar hero James Dean Bradfield, l'eleganza di Nicki Wire, la precisione di Sean Moore. Il duetto con la bellissima Nina Persson in Your Love Alone Is Not Enough è uno dei momenti più alti dell'intero festival, ma è tutta la performance a non avere un solo attimo di cedimento. Un classico dopo l'altro: Motorcycle Emptiness, Motown Junk (per Ricky, che nel '94 era lì con loro), You Stole The Sun From My Heart, If You Tolerate This Your Children Will Be Next..... Alla fine sarà ovviamente A Design For Life, cantata all'unisono sotto un cielo mai così meravigliosamente grigio (9).
Sebbene conosca le doti live dei Kaiser Chiefs penso che a questo punto sarà davvero molto dura per loro. Come se non bastasse sta pure diluviando.
Nulla di più sbagliato. La capacità di trascinare la folla sin dal primo istante è semplicemente spaventosa. La genuinità del bravo Ricky Wilson scatena la partecipazione di pubblico più importante che abbia visto negli interi tre giorni. I loro "anthems troppo facili" in mezzo a 100.000 persone diventano semplicemente irresistibili (8).
Siamo alla fine. Ancora Pyramid Stage.
Bisogna vergognarsi a vedere The Who vero?
E poi che The Who sono mai questi?
Già siamo contro le reunions, ci manca solo che siano pure dimezzate!
Però dai, in fondo questi signori erano headliner a Woodstock. Fu guardando su Rai3 quella loro esibizione nel film se più di 25 anni fa mi innamorai del Rock. Glielo devo.
Non ditelo a nessuno, ma voglio vedere Pete Townshed che fa il "mulinello". Vado pazzo per il "mulinello". Dai.
I Can't Explain: un solo accordo per rimanere impietrito. Piove in modo inenarrabile. Via il cappuccio. Voglio le orecchie libere: un suono così mi pare di non averlo sentito mai.
Keith Moon, regalando al piccolissimo Zak la sua prima mini batteria, forse non immaginava che le cose un giorno sarebbero potute finire così. Ma Starkey seduto là di dietro non è solo bravissimo. E' perfetto. La voce di Daltrey è calda. Magnifica. Solo In The Kids Are Alright starà un po' sotto (ma chi se ne importa?). Sugli schermi splendide immagini d'epoca autocelebrative (i loro concerti, i mods, le vespe...) e davanti Pete che "mulinella" suoni che non vi so descrivere.
Penso: "non ho potuto vedere gli Zeppelin ma il sound dev'essere stato più o meno così". Who Are You, Baba O'Riley, My Generation, Won't Get Fooled Again, Pinball Wizard, See Me Feel Me, Listening To You.... Sbalordito, emozionato e senza ormai alcuna vergogna mi volto verso i miei compagni di ventura. Scopro che anche i più scettici e dissacranti non riescono a nascondere il proprio stupore e il proprio coinvolgimento. Indimenticabile!
".....Listening to you I get the music. Gazing at you I get the heat. Following you I climb the mountain. I get excitement at your feet!...." (10)

30 giugno 2007

Glastonbury 2007: il sabato


La reazione all'arrivo dei Klaxons è impressionante. Il pubblico giovane di Glastonbury è tutto assiepato intorno all'Other Stage. Le prime file sono impaccate di teen-agers.
E loro? Loro si dichiarano emozionati ma non abbastanza dall'essere riusciti a prepararsi tecnicamente per l'occasione. Sono i soliti cazzoni dove solo il batterista Steffan tenta di tenere la barra dritta mentre gli altri vanno tutti per i fatti loro. Stonati, musicalmente impromuovibili e senza "sound". Se i Klaxons su disco affascinano perchè caotici, live si rivelano solo dei casinisti. A Glasto la cosa è in parte ugualmente funzionata. Ma sul fatto che il "lo-fi" sia il futuro della dance rimane molto da discutere (6).
Pete Doherty lo desidereremmo sempre pericolosamente sconvolto, si sa. Ma Pete è un tossico vero, sincero. Non gioca una parte e amarlo significa apprezzarlo anche quando è imprevedibilmente lucido e pacato. Così è questo concerto dei Babyshambles.
Fuck Forever
è il perfetto anthem al contrario e Albion dà i brividi mentre i non interessati abbassano il volume delle proprie conversazioni per non disturbare la poesia del momento. Carl non arriva sebbene i cori per Time For Heroes stiano lì a dimostrare cosa siano stati i Libertines per questa nazione. Kate Moss segue tutto adorante da bordo palco. Quando raggiunge il suo Pete per un bacio fugace l'Eleganza scende su Glastonbury (7).
Molto meno elegante Paul Smith che con quei cappellini non si capisce quale tipo di calvizie si ostini a volerci nascondere. Ne riconosco le doti vocali ma i Maximo Park risultano freddi come il ghiaccio. Un problema mio che apprezzo solo Graffiti? Forse non proprio stando alla capacità dei brani del secondo album di gremire i bar circostanti l'Other Stage (5).
Per gli Editors tornano tutti. Il pubblico delle grandi occasioni e il successo è enorme come quello che probabilmente avrà l'album "An End Has A Start". I nuovi Coldplay altro che i nuovi Joy Divsion come qualcuno sperava apprezzandone l'esordio. Bravi sì, ma attendiamo solo che Tom Smith inizi a scriversi sulle mani perchè a lagna sono già in grado di superarli (6).
Un giro nella Last Vagueness (la zona più eccentrica, quella della cappella per i matrimoni) e davanti agli autoscontri nel fango becchiamo a sorpresa New Young Pony Club. Su disco annoiano ma live il groove è buono (6).
Ci spostiamo al The Glade per rivedere
!!! che tanto ci avevano coinvolto il giorno precedente. Purtroppo performance e scaletta sono completamente diverse. Una delusione (6).
Quando torniamo all' Other Stage scopriamo che non c'è mai stata così poca gente. Il pubblico degli Editors è giustamente scappato: tutti dai Killers.
Non esisterebbe il noise e gran parte della musica degli ultimi 40 anni senza gli Stooges. Iggy è un po' come fosse il "papà" di tutti noi.
Quattro volte "ciao" (in italiano) nel momento del suo ingresso in scena: siamo certi, non potevano che essere diretti a noi.
I jeans calati sull'inguine più famoso del Rock. Il petto nudo di pelle raggrinzita affascinante quanto e più di quello tonico della giovinezza.
L'Iguana inizia a muoversi: salta, urla, balla. Dietro di lui non la solita band di gregari ma i suoi unici Stooges.
Puro Rumore Bianco. Dalla pila di Marshall di Ron Asheton. Dalle pelli percosse dal fratello Scott. Dal basso preciso di Mike Watt. Dal sax disturbante del mitico Steve McKay.
Loose, Down On The Street, I Wanna Be Your Dog, TV Eye, My Idea Of Fun, Dirt: a bocca aperta e con quel brivido lungo la schiena che è la ragione di tanto amore per questa musica.
Iggy fa il "cane", simula amplessi sopra agli amplificatori, ma durante Real Cool Time un ragazzo salta nel pit. Iggy ordina ai bouncers di farlo passare ed invita quanta più gente possibile ad imitarlo: "Come on, let them on, come on". Alla fine saranno in circa 200 sul palco per No Fun.
Ci vorrà un bel po' di tempo per liberarlo. Se ne occuperà Iggy stesso con divertenti conversazioni con i "Glastonbury dancers" che lo baciano, lo toccano, lo adorano.
Ora che là, sul palco, c'è tanto fango quanto intorno ai nostri piedi si può ricominciare: 1970........
Alla fine Iggy dice: "I Am You". Si Iggy! Sì! (10).

Su YouTube trovate praticamente ogni performance rippata dalla BBC.
Per quanta riguarda la Stage Invasion durante gli Stooges guardate
qui.

29 giugno 2007

Glastonbury 2007: il venerdì


Giovedì sera siamo riusciti a fare una passeggiata, a vedere da vicino l'imponenza del Pyramid Stage, a sorprenderci per le enormi dimensioni dell'Other Stage e fare un pellegrinaggio al mitico Stone Circle.
Tutto, per la prima ed ultima volta, senza stivali. Durante la notte: il diluvio.
Venerdì arriviamo al Pyramid che The View hanno praticamente terminato. Sento gli ultimi due brani, intuisco sia stato un concerto dignitoso (6).
Ci spostiamo verso l'Other Stage e aspettando i Modest Mouse mi toccano quegli scalzacani dei The Cribs: orrendi, inutili e antipatici. Nessuno riuscirà a fare peggio di loro (3).
Voglio tentare di capire cosa troviate in questi Modest Mouse. Su disco non ci sono riuscito, ma sono certo che davanti a Johnny Marr tutto cambierà. Sono pronto. Sul blog mi sono sempre trattenuto, E' un mio problema, dai! Qui live lo supererò e finalmente mi sentirò bene. Iniziano. Mi sposto tutto verso Marr. Voglio tremare....
Prima della fine mi incammino. Nessuna emozione, solo tristezza nel vedere il dio "dell'arpeggio Smiths" fare il gregario in una band "cantautorale". Pesantemente retorici (5).
Arriviamo al Pyramid Stage. Sul palco: Gogol Bordello. Penso: "già per me son troppo folk i Modest..". Ci sono decine di migliaia di persone che ballano e saltano sotto la pioggia scrosciante. Coinvolgenti e perfetti per la situazione. Eugene è una forza della natura e l'intera band non è da meno (7). Esce un raggio di sole. Durerà poco. Quando sale sul palco Amy Winehouse piove così forte che non ci si vede. Concerto troppo disturbato dalle intemperie per a dare un giudizio obiettivo e soprattutto troppa gente che nella pioggia accorre da ovunque per vederla. Un caos. Leo la liquida con: "Michael Bublè al femminile". Credo sia esagerato però....(6). Ci dirigiamo verso il Dance Village e passiamo davanti all'Other Stage. Vengo rapito da una voce straordinaria che riconosco: Bright Eyes. Sul palco Conor Oberst oltre che dalla band è accompagnato da una sezione archi. Sono tutti rigorosamente vestiti di bianco. Bravissimi. Inaspettatamente emozionante. First Day Of My Life è il primo vero brivido lungo la schiena della giornata (7). Arriviamo al Dance Village, nel tendone East, per i !!!. Il sound è impressionante. Crescono, crescono, crescono. Braccia alzate al cielo, campanaccio a gogo. Nic Offer a petto nudo è scatenato: "Who's on drugs here?". Un incrocio impossibile tra l'eccesso di Freddy Mercury e l'attitudine di Iggy. Lì, in quel momento, funziona. Una bomba (8).
Super Furry Animals su Other Stage ed è davvero Hello Sunshine. C'è il sole del tramonto e loro con le maschere dei Power Rangers in testa. Splendidi. Un set "greatest hits", tra pop e sperimentazione. The Man Don't Give A Fuck (7).
The Coral ho sempre pensato sarebbero stati uno degli highlight del festival e che non li avrei persi a nessun costo. Un set concentrato sui primi due album e parecchi inediti dal prossimo che fanno intuire un ritorno eccezionale (forse il disco dell'anno deve ancora arrivare). Molti che dopo i SFA si stavano dirigendo verso i Bloc Party, sentendo Dreaming Of You, hanno deciso di tornare indietro. A Pass It On il parterre fangoso antistante l'Other Stage è strapieno. Probailmente i migliori musicisti inglesi della loro generazione. Semplicemente magnifici (9). Rufus Wainright non fa per me. Ho visto solo una parte del concerto e non esprimerò un giudizio. Ho colto però qualcosa che su disco non ero riuscito. So che verso la fine si è travestito e ha cantato con la sorella Martha. Interessante.
Avevo scommesso che nessuno sarebbe riuscito a fare meglio dei Kasabian. Ci sono andato vicino. Il sound è una bomba. Tom Meighan è carico, probabilmente in ogni senso, e calca il Pyramid Stage come fosse suo. Da Shoot the Runner a Club Foot tiene in pugno un pubblico oceanico. Lo fa cantare per tutto il concerto. Lo domina. E' il pubblico "orfano" degli Oasis che cerca nei Kasabian il conforto che gli Arcade Fire non gli potranno mai dare. Si cala leggermente solo quando canta Serge Pizzorno ma per il resto è straordinario Pure British Empire: "Come On Glastonbury!" (9). Alle 23 tocca a quei 4 ragazzi di Sheffield che non essendo mai stati a Glasto decidono di andarci direttamente come headliner del Pyramid Stage. Un avvenimento ovviamente senza precedenti. Gli Arctic Monkeys, come sempre, se la giocano a modo loro. Si stringono al centro di quel palco enorme ed iniziano a suonare esattamente come fossero in un club. Matt Helders è la solita furia incontenibile. A View From The Afternoon e Brianstorm e penso: "è fatta, hanno vinto". I ragazzi sviluppano un concerto tecnicamente ineccepibile, di incredibile professionalità. Ma è un freddo cane. Sono 12 ore che il pubblico è esposto a fango, fatica, pioggia e musica. E' stremato. Ha bisogno di essere scaldato e condotto. Questi sono i momenti in cui un frontman che si sporge oltre le casse spia fa la differenza. Gli Arctics coerentemente sono costretti a concentrarsi su ciò che sono: musica. Alex Turner ce la mette tutta. Pensa a cantare e intelligentemente non interpreta ruoli che non sono suoi. Parla con il pubblico. Nessun "Come On Glasto!". Gli si rivolge invece con continui "Ladies and Gentlemen..." cercando un'intimità che riescirà però a trovare solo in parte. Non fraintendetemi, il concerto è bellissimo. Sono esattamente gli Arctic Monkeys. Ma il tipo di intima intensità trasmessa è certamente più percepibile dai milioni di telespettatori che li stanno seguendo in diretta sulla BBC piuttosto che dai più di 100.000 infreddoliti sotto il palco. I Bet You Look Good On The Dancefloor è da paura e con Murdy Bum cantano tutti. Ma nel lungo set (21 brani) che comprende la quasi totalità dei due album si intuisce come tali livelli di coinvolgimento non siano possibili con molti dei pezzi di "Favourite Worst Nightmare". Per la b-side Temptation.. arriva Dizzee Rascal, un momento topico che si trasforma in beffa. Lo sentono solo in Tv, il microfono del rapper non è amplificato dal PA: lo vediamo solo agitarsi senza udirlo. Nel bis la cover di Diamonds Are Forever dedicata a Dame Shirley Bassey (al piano per l'occasione: James Ford): bravissimo Alex. Gran finale con 505 e A Certain Romance. Splendido ma, almeno per coloro che erano là, non il momento più al alto della loro carriera (8).

28 giugno 2007

Take it easy. It's Glasto!

Quella che vedete qui a fianco è la mappa del Glastonbury Festival.
E' molto difficile potervi rendere le dimensioni (300 ettari). Per tentare di darvi un'idea, considerate che l'area azzurra che trovate dove c'è scritto Pyramid Stage è una zona in grado di ospitare da sola oltre 200.000 persone.
Dal Pyramid Stage all'Other Stage c'è circa 1 Km (la distanza minima che si deve percorrere tra un'attrazione e l'altra) e in quelle condizioni di terreno e calca è giusto mettere in preventivo circa 1 ora per tale spostamento.
Con un programma giornaliero come quello riportato qui sotto (sono solo le 2 principali di ben 5 pagine di programmazione) il neofita di Glastonbury viene colto dal panico. E' inevitabile "perdere" la maggior parte di ciò che sta accadendo. E stiamo parlando solo della musica, senza considerare teatro, cabaret, cinema e attrazioni varie.
Già alla seconda giornata si inizia ad imparare: "Take it easy. It's Glasto!"

Cliccate sulle immagini per ingrandirle

26 giugno 2007

Mud and Glory

Sapevo che Glastonbury, alla stregua di Wimbledon e Ascot, è una delle manifestazioni più sincere ed inimitabili dell'inglesità, ma non credo sarò mai in grado di tradurvi ciò che ho visto e provato.
Non conta molto che Glastonbury sia il più longevo e grande festival musicale esistente, ciò che si avverte da subito è che Glastonbury è: il Festival.
Un mondo parallelo in cui per tre giorni (nessuno probabilmente potrebbe resisterne quattro) 177.500 persone scelgono e pretendono di dare vita ad un sogno delirante.
Sì, le droghe aiutano e pure le scatole da 24 lattine di birra trasportate ovunque in braccio come si trattasse di un figlio. Ma non è solo questo. Questo accade più o meno dappertutto, lo sapete.
A Glastonbury diversa è l'attitudine che chiunque valichi quel cancello decide di interpretare. E' quel "take it easy, it's Glasto" che si sente ripetere in continuazione, ovunque ci si giri.
Troppo freak per voi? No, state tranquilli, lo sarebbe certamente anche per me.
Basta vedere la programmazione di quei 9 palchi e dell'infinità di tendoni per capire che Glastonbury non è nostalgia ma un contenitore in evoluzione: capiente sia della contemporaneità che della tradizione.
In una vallata immersa nel fango, nel disagio, nella fatica, un popolo di mavericks, di eccentrici, sceglie di lottare e giocare con i propri colori, il proprio estro e la propria malinconica ironia una partita che sa già di perdere. Contro il tempo, la natura ostile, la realtà.
C'è del tribale. C'è dell'infantile. C'è del punk. C'è pure qualcosa di Churchlliano.
Questo è Glastonbury!

E la musica? La musica arriverà nei prossimi post, non temete.
Intanto le prime foto.