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18 febbraio 2008

Abitare

Cartolina da un occhiobuio in panchina, alla Moretti:

Stavo seduto su una panchina nel piazzale quasi alberato che sta più o meno di fronte alla stazione di Bari. E mentre stavo lì, che sfogliavo “Abitare”, che avevo preso in aeroporto a Milano la mattina, prima di partire, sono stato catturato da un bambino dai modi e dai vestiti un po’ guitti che saltava e cantava di gioia che il giorno dopo sarebbe andato a scuola con le scarpe da ginnastica nuove. Il papà e la mamma che lo seguivano spingendo una carrozzina con dentro un bambino più piccolo che non se ne voleva stare fermo si guardavano e si sorridevano mi pareva quasi commossi e comunque felici. Felici della felicità del figlio per le scarpe nuove. Erano vestiti di tute da ginnastica nere decorate di scritte sulle maniche. E lui aveva un cappellino con la D&G stampata sulla lana. Lei aveva i capelli neri e delle striature rossastre.

Ti farà sorridere, lo so, ma tornando con lo sguardo su “Abitare”, ho provato un po’ di vergogna.

12 febbraio 2008

Liberi, liberi siamo noi

A proposito del post precedente...
Ricevo da occhiobuio:

Questa vicenda del Partito Democratico che corre solo (“libero”, come dice in modo fin troppo enfatico Veltroni) e che però forse avrà al fianco i Valori di Di Pietro e non avrà invece né quelli dei Radicali, né quelli dei Socialisti rischia di trasformare quelle che un mio amico definisce graziosamente “le già tremebonde intenzioni di voto” a favore del Partito Democratico in una decisione (magari di pochi, questo non lo posso dire) di starsene invece fuori, di starsene magari a casa, oppure altrove, in chissà quale piccolo, magari inutile, ma ospitale cantuccio.

Una sorta di preghiera ponderata e misurata a Veltroni è stata scritta a questo proposito qualche giorno fa da Adriano Sofri su Repubblica usando le parole che su questa cosa si devono e si possono usare. Parole attraversate da affetto, oltre che da storia e da ragione. E chissà che quelle parole non trovino una qualche forma di ascolto.

Detto questo, se Veltroni decide di correre libero e solo, lo rispetto. E forse sarò anche disposto a dargli un voto. Ma se ci sarà una qualche forma di apparentamento con chicchessia accompagnato a un diniego nei confronti dei radicali (al di là della sciocchezza di bassa politichetta che dice Emma sì, gli altri no), io, per quanto nulla o poco conti, non ci sarò.
E non per una questione di puntigliosità orgogliosa (che pure avrebbe senso), ma per una questione (chiedo anticipatamente scusa per l’espressione) di principio.
Quando nacque il Partito Democratico mi capitò di esprimere il mio disagio nel vedere nascere una creatura tanto attesa dall’unificazione di due culture (quella comunista e quella democristiana) che erano state il principale ostacolo allo svilupparsi in Italia di una cultura laica, liberale e riformista come quella che un Partito Democratico dovrebbe incarnare. Una cultura che in Italia se ha una sua storia, a sinistra, ce l’ha soprattutto dentro la tormentata vicenda del socialismo e dentro la per molti versi incredibile avventura del Partito Radicale.
Bene, se il Partito Democratico vuole lasciare ancora una volta ai margini questa storia, patteggiando magari contemporaneamente con altri per convenienze numeriche e afflati populistici, io non sarò della partita.
Me ne starò solo. E libero.