23 ottobre 2006

Slayer at Mazda Palace

Per chi, come me, ha amato il Metal negli anni '80 il Palatrussardi è stato una sorta di tempio.
Lì ho visto per la prima volta i Metallica nel tour di Master of Puppets e lì ho visto gli Slayer nell'anno del loro ultimo grande disco: Seasons in the Abyss (1990).
Ieri sera a 16 anni di distanza in quello stesso luogo, con Dave Lombardo, da allora assente, di nuovo dietro alle pelli, quasi nulla sembrava cambiato. Solo il grigiore della barba del dottor Tom Araya e un pubblico visibilmente giovane forse più attratto dalle (inutili) bands di supporto e poi completamente travolto dall'intensità dei maestri del trash metal.
Ma cosa può d'altra parte cambiare dopo che si è segnato il limite? Quando si è il manifesto vivente della più brutale intensità? Quando si rappresenta il baratro tra il suono e il rumore, tra la lucidità e il caos?
Nulla, perchè nulla dopo gli Slayer può essere più sviluppato in quella direzione. Neppure da loro stessi, che consapevolmente ripropongono quasi esclusivamente brani di quella gloriosa era.
Ci sono artisti che sono molto più che seminali. Raggiunto il limite assoluto mutano per sempre ciò che potrà o non potrà più accadere dopo di loro. E' come se, per certi versi, ponessero la fine ad un genere.
Reign in Blood è per la musica estrema ciò che è stato il taglio della tela di Lucio Fontana per l'arte contemporanea. Un limite invalicabile.
Gli Slayer sono un tassello fondamentale di storia del Rock. Un loro concerto rimane un'esperienza sensoriale indescrivibile. Irrinunciabile per chi desideri dare un'occhiata all'impronunciabile. Là nell'Inferno dei meandri più pericolosi della mente.
Attonito per 1 ora e 20 minuti di irriproducibile Follia.
Come fosse stata la prima volta.

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2 commenti:

Dontink ha detto...

Mi sono ricordato del concerto quando da Mac Donalds, è entrato verso mezzanotte un esercito di metallari non proprio giovani... E ho capito cosa mi ero perso.
Ciao

luca ha detto...

Si, pensa che ho visto invece dei giovani che si proteggevano le orecchie.

Ciao