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12 novembre 2006

Playlist

Odio le premesse, ma non posso non farle.
Ho un affetto particolare per wittgenstein. Trovo Luca Sofri intelligente e particolarmente capace nello sviluppare argomenti.
Penso di avere parecchi gusti in comune.
C'è un problema però. Siamo entrambi appassionati di musica leggera: solo che quella che piace a me è opposta a quella che ascolta lui.
Un problema che diventa ancor più grande se Sofri scrive un libro sulle “2556 canzoni che non possono mancare" nei nostri iPod.
Un tomo intero di classificazioni. Di liste. Una mia personale ossessione.
Sabato scorso sono stato apposta in libreria. Ho preso in mano con timore Playlist. L'ho sfogliato già sapendo cosa ci sarebbe stato e cosa no. Luca è uno per cui il rock è meglio se non è rumoroso ed eccessivo. Uno che ai Nirvana preferiva i Pearl Jam. Uno da Lambchop.
Ho "verificato" un paio di cosette. Ho cercato appositamente quei Black Sabbath che non potevano esservi. Ho compiuto uno sforzo e sono uscito dalla libreria a mani vuote. Quasi un tentativo di non andare in cerca di rogne. Di non confrontarmi. Di lasciar perdere per non rovinare "un affetto".
Ho resistito per una settimana. Poi ho ceduto.
Mi era piaciuta l'idea/escamotage di Luca di far rientrare solo gli artisti in grado di avere almeno 6 canzoni di suo gradimento (ci si domanda ugualmente come diavolo sia riuscito ad inserire i terribili Green Day con questa logica). Lui ascolta fondamentalmente le canzoni mentre per me la musica leggera è soprattutto ciò che rappresenta. Mi incuriosiva.
Insomma: l’ho comperato.
Sì certo, mi fa un po' incazzare. Era inevitabile. Un libro di questo tipo si compera anche per quello no? Ma ha una splendida introduzione di 20 pagine sulla passione per la musica e sui cambiamenti che le tecnologie hanno prodotto sulla sua fruizione. L’idea di musica come canzone è editorialmente inusuale. Il libro è scritto in modo intelligentemente leggero. Ideale per curiosi e non “addetti ai lavori”. E' soprattutto molto ironico. Sempre. E questo dovrebbe permettergli di stare lontano dall'essere mai considerato una Guida Seria.
D’altra parte ho pensato: “Questo pericolo non c’è. Non ci sono neppure gli Stone Roses…………?”

8 novembre 2006

The Pocket DJ

Ecco, mi sono appena comperato su amazon.uk questo libro.
Io credo esistano solo due tipi di Playlists.
Quelle legate al vissuto. Troppo personali per poter essere condivisibili.
E quelle che, come in Pocket Dj, raggruppando le canzoni sotto un comun denominatore possono ispirare emozioni comuni.
Dalla testa del compilatore/dj/selecter alle gambe e ai cuori di chi ascolta.
Quello che una volta si chiamava: "fare le cassettine" o "mettere i dischi".

thanks to m-o-d